I PIONIERI DELL’IGNOTO – Recensione

UN'AVVENTURA D'ALTRI TEMPI

14 Mar 2017

Ogni volta che in Bonelli annunciano un Romanzo a Fumetti vado in paranoia. Sono particolarmente affezionato a questa collana, visto che è proprio in seno ad essa che ha mosso i primi passi Dragonero, il fantasy bonelliano che adoro; ma nei Romanzi a Fumetti sono comparsi anche due ottime storie, Sygma (di Paola Barbato e Stefano Casini) e Darwin (nuovamente Paola Barbato ma accompagnata da Luigi Piccatto), che per mia rassegnazione non hanno avuto un destino simile a quello di Ian Aranill.

 Nonostante solo uno su tre di questi capolavori abbia avuto una vita editoriale felice, e dopo aver apprezzato molto il Romanzo a Fumetti dedicato a Greystorm, con l’annuncio de I Pionieri dell’ignoto ho avuto la sensazione che si possa essere davanti ad un felice inizio di una nuova serie, una speranza che si è rafforzata dopo la lettura del fumetto di Vietti e Bignamini, che sono riusciti a dare vita ad una storia che tanto nella trama quanto nel disegno ha mostrato un potenziale immenso.


I PIONIERI DELL’IGNOTO HA UN SAPORE DI AVVENTURA CLASSICA, EREDE DEGLI EROI DI SALGARI E VERNE


I pionieri dell’ignoto ha un’anima molto particolare che emerge in ogni suo aspetto, una caratteristica ben definita: l’avventura. Il termine è generico, ma qui si parla di un’avventura classica , un po’ dimenticata, ma che rappresenta la base del romanzo avventuroso per eccellenza, quello che si sviluppò a cavallo fra ‘800 e ‘900 che vide il nostro Salgari e il francese Jules Verne realizzare delle opere che sono ancora oggi delle pietre miliari. Leggere la storia ideata da Vietti mi ha trasmesso quel mix di emozioni che da bambino vivevo leggendo le imprese del Corsaro Nero, o nel seguire Pierre Arronaux nel suo viaggio a bordo del Nautilus; l’unico modo per ottenere un simile risultato è che il narratore abbia ben presente il senso di avventura, lo abbia vissuto nelle pagine di un libro, assimilandolo nella propria anima per farlo diventare la base da cui iniziare a raccontare le proprie storie.

Vietti ha già dimostrato di essere in possesso di questo talento (Dragonero, giusto?), ma in I pioneri dell’ignoto non ha a disposizione un mondo fantasy con cui agire liberamente, ma si mette in gioco scegliendo un periodo storico noto (la vicenda si svolge nel 1882) e mantenendo quanto il più possibile la storia nel sentiero del credibile. Il riferimento ad eventi storici, la caratterizzazione di alcuni aspetti sociali tipici dell’epoca (dalla condizione della donna, al giogo colonialista britannico) sono ben evidenziati, inseriti nella trama in modo sottile eppure evidente.

Tutto questo contorno storico ha il ruolo di palcoscenico per un’avventura che coinvolge dei personaggi estremamente interessanti. Jack Gordon rappresenta il prototipo dell’avventuriero classico, uomo apparentemente spigoloso con un’ombra sul suo passato che grava sul suo presente; nonostante questo, continua a credere nei propri ideali, si attiene ad una propria etica che per molti non esiste più. È lui il protagonista principale della nostra storia, che in un periodo di ristrettezza economica viene arruolato da una giovane di buona famiglia, Annabelle Stockwood, per partecipare ad una spedizione in Africa per ritrovare il padre scomparso.

Il viaggio è un ottimo punto di partenza per sviluppare una storia avventurosa, un intento che si rafforza quando ad esso viene aggiunto uno scopo apparentemente chiaro ma che si arricchisce continuamente di nuove sfaccettature; nemici che tramano nell’ombra, figure storiche che compaiono nella narrazione e tematiche fantascientifiche che si integrano alla perfezione. Credo che Vietti nel creare questa storia si sia fermato a parlare con la sua versione fanciullesca, rivivendo le emozioni vissute nel leggere le storie d’avventura che un tempo venivano inserite nella letteratura per ragazzi, traendone ispirazione; all’interno di questo volume ci sono momenti di intensa azione, ma inserita sempre in modo preciso, facendo si che il ritmo non sia mai sbilanciato, ma dandoci l’impressione di essere parte attiva di questa stupenda avventura.

Questo volume ha l’anima del romanzo d’avventura sotto tanti aspetti. La scelta di dividere la storia in tre capitoli, ognuno evidenziato da una tavola che sembra una copertina di un libro a sé, richiamo alla moda di fine ‘800 di suddividere le uscite di simili racconti in più episodi legati a diverse pubblicazioni. Anche il confezionamento dell’albo richiama a quei volumi da libreria di inizio del secolo scorso, con una copertina che ha tutto il sapore dell’avventura classica.

Di sicuro non è classico il tratto di Alessandro Bignamini, che ha portato su pagina l’idea di Vietti. Lo stile del disegnatore si vede in ogni aspetto delle tavole, specialmente quando si tratta di arricchire i propri disegni con particolari che apparentemente sembrano minuzie, ma che nel complesso sono segno di una cura attenta; mi colpisce sempre vedere un disegnatore che sottolinea il pathos del momento lavorando anche sugli occhi dei personaggi, non solo nei primi piani, ma anche scene più ‘aperte’. Bignamini in questo non si è risparmiato, impegnandosi al meglio su ogni protagonista, ma anche sui comprimari e le semplici comparse; per darvi un’idea, Alessandro riesce a dare intensità ad una battaglia in un forte mostrando anche attimi che hanno poco di azione, come il ricaricare una pistola, salvo poi rituffarci nel vivo della bagarre con tavole di un dinamismo impressionante. Non mancano ottime tavole in cui vengono mostrati impressionanti mezzi volanti!

Questo Romanzo a Fumetti forse più di ogni altro tiene fede al nome della collana; Vietti e Bignamini hanno realizzato un’opera fantastica, appassionante, dinamica, in una parola, un’avventura! Il finale è un’offerta rivolta a noi lettori di altre fantastiche storie, ci sono ancora mille cose da scoprire ed esperienze da vivere, e l’ultima vignetta ritrae Jack ed Annabelle con lo sguardo rigido, ma promettente. Io già mi sento un pioniere dell’ignoto, e voglio gustarmi ancora questa compagnia, ma mi servono altri compagni di viaggio, quindi ricordatevi, la vostra avventura inizia il 18 marzo in edicola!

CONCLUSIONI: I pionieri dell'ignoto è una meravigliosa storia di coraggio, di viaggio e amicizia, il tutto condito da una missione che unisce intrigo ad atmosfere simil-steampunk. Il talento di narratore di Vietti ancora una volta non tradisce, fondendosi con la mano ispirata di Alessandro Bignamini che realizza delle tavole strepitose. AVVENTURA!

VOTO FINALE: 7.5

SCHEDA FUMETTO

  • DATA RILASCIO: 18.03.2017
  • SOGGETTO: Stefano Vietti
  • SCENEGGIATURA: Stefano Vietti
  • DISEGNI: Alessandro Bignamini
  • COLORI: N/D
  • CASA EDITRICE: Sergio Bonelli Editore
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commenti

  1. CMNilo ha detto:

    Letto oggi. Magnifico, sarei contento se partisse una serie, anche considerando che il finale è aperto. Questo fumetto è il tipo di avventura che volevamo, e che Adam Wild non è stato, pur partendo da premesse simili

    1. Manuel Enrico ha detto:

      La speranza è che questo Romanzo a Fumetti segua le sorti di quella rivelazione che è stata Dragonero a suo tempo. I PIONIERI DELL’IGNOTO pare aver riscosso un buon successo (come dimostra la pagina Facebook omonima) quindi direi che ci sono buone prospettive….incrociamo le dita!

  2. Giuseppe Cozza ha detto:

    Speriamo in una miniserie che concluda ciò che è stato iniziato con quest’opera veramente ben fatta!

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