The Shepherd King – La Recensione

21 Ago 2026

The Shepherd King di Rachel Gillig dilogia composta da OneDark Window e Two Twisted Crowns è una storia di cui avevo sentito parlare tantissimo e proprio per questo ero partita con aspettative piuttosto alte. La cosa che non mi aspettavo, però, era di trovare una storia capace di conquistarmi così velocemente. Atmosfera gotica, boschi avvolti dalla nebbia, una magia particolare e pericolosa, personaggi pieni di segreti e una componente romantica che riesce a inserirsi nella trama senza soffocarla: per me è stata una di quelle letture in cui è facilissimo entrare e molto più difficile uscire.

La storia è ambientata nel regno di Blunder, un luogo isolato e circondato da una nebbia inquietante, dove la magia è tanto desiderata quanto temuta. Al centro di tutto ci sono le Carte della Provvidenza, dodici tipologie di carte magiche capaci di conferire poteri diversi a chi le utilizza. Il problema è che la magia ha sempre un prezzo e il regno porta ormai da tempo le conseguenze di un passato che, pagina dopo pagina, diventa sempre più importante.

La protagonista, Elspeth Spindle, nasconde inoltre un segreto che potrebbe costarle molto caro. Da quando era bambina, infatti, nella sua mente vive una presenza chiamata lIncubo, uno spirito antico, sarcastico e inquietante che può intervenire per proteggerla e prestarle la propria forza. Il rapporto tra Elspeth e l’Incubo è stato probabilmente uno degli elementi che ho amato di più dell’intera dilogia. All’inizio sembra quasi un accordo silenzioso tra due presenze costrette a convivere, ma più la storia procede più diventa evidente che dietro di lui c’è qualcosa di molto più complesso.

La vita di Elspeth cambia definitivamente quando incontra Ravyn Yew, un misterioso uomo che scopriamo essere il nipote del re e il capitano dei Destriers. Ravyn, però, sta portando avanti un piano che potrebbe essere considerato alto tradimento: trovare tutte e dodici le Carte della Provvidenza e spezzare la maledizione che tiene Blunder sotto il controllo della magia. Elspeth finisce così coinvolta nella sua ricerca e da quel momento la storia diventa un intreccio di alleanze, segreti, tradimenti e sentimenti che mi ha tenuta incollata alle pagine.

Ho apprezzato tantissimo Elspeth come protagonista perché non è costruita per essere immediatamente eroica o invincibile. È prudente, spesso impaurita, abituata da anni a nascondere una parte fondamentale di sé e a controllare ogni comportamento per non attirare attenzioni. Proprio per questo il suo percorso mi è sembrato molto bello da seguire. Nel corso dei due libri diventa sempre più consapevole del proprio ruolo e delle conseguenze delle sue scelte, senza perdere però quelle fragilità che la rendono credibile.

Anche Ravyn mi ha conquistata praticamente subito. È uno di quei personaggi inizialmente molto chiusi, concentrati sulla propria missione e poco inclini a fidarsi degli altri, ma dietro quella rigidità si percepisce fin da subito quanto sia disposto a sacrificare per le persone che ama. Il rapporto tra lui ed Elspeth cresce insieme alla trama e, per quanto l’attrazione sia evidente abbastanza presto, non ho mai avuto la sensazione che la parte romantica prendesse il sopravvento su tutto il resto. Al contrario, secondo me funziona proprio perché si sviluppa dentro una situazione continuamente instabile, in cui entrambi hanno molto da perdere.

Ma la vera sorpresa, per me, è stata proprio lIncubo. Rachel Gillig riesce a renderlo inquietante, ironico, minaccioso e allo stesso tempo stranamente affascinante. Per buona parte della storia non è semplice capire quali siano davvero le sue intenzioni e quanto ci si possa fidare di lui. Ogni volta che compariva avevo immediatamente la sensazione che la scena acquistasse qualcosa in più. E quando finalmente iniziano ad arrivare le risposte sul suo passato e sulla sua vera identità, molte cose viste nel primo volume assumono completamente un altro significato.

Uno degli aspetti più riusciti della dilogia è sicuramente il sistema magico. L’idea delle Carte della Provvidenza mi è piaciuta moltissimo perché è semplice da comprendere, ma allo stesso tempo permette alla storia di sviluppare regole, conseguenze e misteri molto interessanti. Ogni carta possiede un potere differente e il loro utilizzo è legato direttamente alla storia di Blunder. Non vengono utilizzate soltanto come espediente per creare combattimenti o situazioni spettacolari: sono parte integrante della politica del regno, dei rapporti tra i personaggi e soprattutto del mistero che circonda la nascita stessa della magia.

Anche l’atmosfera è stata esattamente nelle mie corde. La nebbia che circonda Blunder, i boschi, le strade percorse di notte, i castelli, le locande e quella sensazione costante che qualcosa possa nascondersi appena fuori dalla vista danno alla storia un’impronta gotica molto forte. Rachel Gillig riesce a costruire un mondo che non necessita di centinaia di pagine di spiegazioni per essere riconoscibile. Bastano pochi elementi, utilizzati bene e continuamente presenti, per creare un’identità molto precisa.

One Dark Window è probabilmente il volume più misterioso dei due. È il libro in cui scopriamo Elspeth, Ravyn, l’Incubo e le regole del regno, ma soprattutto quello in cui vengono seminati tantissimi dettagli che inizialmente sembrano secondari e che acquistano peso andando avanti. Il ritmo cresce progressivamente e l’ultima parte mi ha completamente trascinata. È uno di quei finali che rendono praticamente impossibile non iniziare subito il seguito.

Two Twisted Crowns, invece, porta tutto su un livello diverso. Blunder è ormai stretto tra il potere del re, la magia e le conseguenze degli eventi precedenti, mentre la ricerca dell’ultima e più importante Carta della Provvidenza, la Twin Alders, diventa fondamentale per tentare di salvare il regno. E proprio l’Incubo diventa indispensabile, perché è l’unico in grado di guidare i personaggi attraverso ciò che li aspetta.

Se il primo libro mi aveva incuriosita, il secondo mi ha definitivamente conquistata. La cosa che ho apprezzato di più è che non si limita semplicemente a ripetere la struttura del precedente. Alcuni personaggi assumono molto più spazio, vengono approfonditi rapporti che nel primo volume erano rimasti sullo sfondo e soprattutto iniziamo finalmente a capire la vera origine di tanti elementi che avevano accompagnato la storia fin dall’inizio.

Mi è piaciuto moltissimo anche il modo in cui vengono gestiti i personaggi secondari. Non ho avuto la sensazione che esistessero soltanto per permettere a Elspeth e Ravyn di arrivare da un punto all’altro della trama. Hanno motivazioni, paure, legami e scelte proprie, e nel secondo volume alcuni di loro diventano davvero fondamentali. Questo contribuisce a rendere la conclusione molto più corale e, secondo me, anche più emozionante.

Un altro grande punto a favore è la scrittura di Rachel Gillig. È evocativa senza diventare pesante e riesce ad avere quel tono quasi fiabesco e oscuro che si abbina perfettamente alla storia. Ci sono frasi, immagini e piccoli richiami che ritornano nel corso dei due libri e che contribuiscono a creare una sensazione di continuità molto bella. Nonostante l’atmosfera cupa, inoltre, i romanzi scorrono velocemente e mi è capitato spesso di continuare a leggere molto più del previsto semplicemente perché volevo sapere cosa sarebbe successo.

E poi c’è il fatto che si tratta di una dilogia. Due libri, una storia completa, nessuna sensazione che la trama sia stata allungata inutilmente. Per me è stato un enorme punto a favore. Il primo volume costruisce il mistero e prepara tutto ciò che verrà dopo, mentre il secondo raccoglie quasi tutte le domande lasciate aperte e conduce verso una conclusione che ho trovato soddisfacente e soprattutto coerente con ciò che era stato raccontato fino a quel momento.

La cosa che mi è rimasta maggiormente della saga è però il modo in cui Gillig parla del prezzo della magia. In questo mondo nessun potere arriva gratuitamente e ogni dono porta con sé qualcosa di più oscuro. È un concetto presente fin dalle prime pagine e diventa sempre più importante andando avanti, fino a intrecciarsi direttamente con la storia di Elspeth, dell’Incubo e di Blunder. Proprio per questo molti elementi fantasy non sembrano mai messi lì soltanto per rendere il mondo più particolare, ma hanno un significato preciso all’interno della storia.

CONCLUSIONI: One Dark Window e Two Twisted Crowns sono stati una bellissima sorpresa. Ho amato l’atmosfera gotica, il sistema delle Carte della Provvidenza, la nebbia che avvolge Blunder e soprattutto i personaggi. Elspeth e Ravyn mi sono piaciuti moltissimo insieme, ma l’Incubo è probabilmente il personaggio che porterò maggiormente con me dopo aver chiuso l’ultima pagina. La dilogia riesce a mescolare fantasy, mistero e romance senza sacrificare nessuna delle tre componenti e, cosa ancora più importante, arriva alla fine dando davvero la sensazione di aver raccontato la storia che voleva raccontare. È una saga che inizi per il fascino dell’ambientazione e della magia, ma che finisci per amare soprattutto per ciò che si nasconde dietro quei boschi e quella nebbia. Per me è assolutamente promossa e rientra senza difficoltà tra le letture fantasy che consiglierei a chi cerca qualcosa di oscuro, romantico e diverso dal solito.

VOTO FINALE: 9

SCHEDA LIBRO

  • USCITA: 23 ottobre 2024
  • SOGGETTO:
  • GENERE: Fantasy romance
  • AUTORE: Rachel Gillig
  • EDITORE: Giunti editore
  • ISBN: 978-8809979482
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