Nel mese di giugno 2026, su Cosa Abbiamo Giocato parleremo di due titoli lontanissimi tra loro sia nella tipologia che nel periodo di uscita. Il primo è Forza Horizon 6, recensito qui sul sito, mentre il secondo è il recupero del noto Metal Gear Solid V: The Phantom Pain. In questo articolo i giochi provengono entrambi da Game Pass e sono stati, per tanto, giocati su Xbox Series X.
Partiamo con il prodotto di Playground Games, di cui abbiamo abbondantemente parlato in sede di recensione. Il titolo è riuscito a regalare un’avventura meravigliosa e costante, con un susseguirsi di chicche da trovare e strade da scoprire. L’ambientazione ha aiutato tantissimo. Il Giappone è stata una scelta molto furba, con un’elevatissima qualità di rappresentazione che ha permesso l’immersione totale nel mondo di gioco. L’emozione di sentire la radio in giapponese o, anche, di non sentire nulla – coerentemente con la filosofia giapponese della ricerca della serenità e della perfezione – riesce a bilanciare le varie magagne secondarie che potrebbero infastidire. Tra queste, sicuramente, ritroviamo il pubblico come nei giochi degli anni ‘90: immobile e monotono.
Al di là di questo, uno degli elementi più piacevoli rilevato su Cosa Abbiamo Giocato è stato l’effetto audio. Il contrasto tra il silenzio delle campagne e il rombo dei motori rispecchia esattamente quello che il titolo voleva provare a regalare in questo capitolo: frenesia motoristica mista alla pacatezza nipponica. Forza Horizon 6 è stato un titolo notevole, che ha confermato le qualità tecniche del titolo. Infatti, con l’ambientazione nel Paese del Sol Levante sono riusciti a dare un maggiore tocco di diversità ambientale e immersione, che nel capitolo precedente erano venute meno.
Parlando, invece, dell’opera di Hideo Kojima, possiamo affermare che per la rubrica Cosa Abbiamo Giocato è stato un recupero necessario e piacevole. Un titolo che è invecchiato benissimo, con comandi non troppo rigidi e con una varietà nelle missioni, ma solo nel capitolo 1, notevole. I vari approcci, necessari per completare tutte le missioni, rendono il gioco altamente variegato e divertente, permettendoci di scegliere, tendenzialmente, la strategia migliore. Il titolo, tra Africa e Afghanistan, permette tanto di esplorare il mondo di gioco quanto di reclutare, tramite rimozione coatta, e di rubare strumentazione di difesa per la base.
Dal lato dell’azione, il gioco riesce ad interessare e catturare, tanto con la storia (veramente molto interessante e palesemente pensata da Kojima) quanto con il gameplay. Purtroppo, il capitolo 2 ha rovinato l’esperienza generale, risultando pesante e pigro. Inserire le stesse identiche missioni presenti nel capitolo 1, eccezion fatta per pochissime, ha spezzato quella curiosità e foga di completare il titolo. Tuttavia, limitandosi alla prima parte della storia, l’esperienza regalata da Kojima è stata veramente piacevole e, nel 2026, inaspettata a livello di gameplay. Se non avete avuto modo di giocarlo illo tempore, vi consiglio di provarlo. Tenete in considerazione che è un titolo che toglie, almeno nel mio caso, molto tempo.