Ilaria nella giungla: l’ansia di dover diventare qualcosa

(e il diritto di non saperlo ancora)

13 Apr 2026

C’è una cosa che secondo me moltissime persone hanno in comune, a prescindere dall’età: quell’ansia (neanche troppo sottile) di dover capire chi siamo, cosa vogliamo fare e dove stiamo andando. Succede quando finisci la scuola, certo, ma non si ferma lì. Anzi, quello è probabilmente solo il primo di tanti momenti, in cui non ti senti davvero pronta a prendere decisioni che potrebbero segnare il tuo percorso di vita. Questa è una delle differenze tra le generazioni più recenti e quelle precedenti: abbiamo molte più possibilità, molte più strade, ma proprio per questo ci sentiamo sempre più confusi e con un’enorme responsabilità nel fare la scelta giusta.

Ilaria nella giungla” di Ilaria Camilletti parte dalla storia di una ragazza di diciannove anni, ma parla anche a chi di anni ne ha trenta, quaranta, o più. Perché quel senso di dover trovare un posto nel mondo, e la paura di sbagliare strada, non ha una scadenza. Il libro ci racconta di Ilaria alle prese con un lavoro stagionale in un beach bar a Ostia. Un contesto fatto di turni, fatica e persone. Ma sotto c’è molto di più: c’è il tema dell’identità, della crescita, del sentirsi fuori posto. Una delle cose che mi ha colpito di più è il modo in cui viene raccontato il lavoro. Perché sì, è faticoso, caotico, a tratti alienante. Ma non è solo questo. Nel libro diventa uno spazio in cui Ilaria cambia, si mette alla prova, si scopre. Ed è una cosa che ho voluto approfondire chiedendolo direttamente all’autrice:

Il lavoro all’Oasi è duro, caotico, a tratti alienante, ma allo stesso tempo è anche il luogo in cui Ilaria cresce di più. Quanto è stato importante per te raccontare il lavoro non solo come fatica, ma anche come spazio di costruzione personale?

«Mi sono accorta in quell’estate che il lavoro a cui mi ero avvicinata come luogo di fuga da una serie di domande, mi aveva dato in realtà moltissime risposte. Proprio per il fatto di essere una realtà faticosa e spesso alienante, il lavoro al bar è capace di avvicinare tra loro i dipendenti, che si scoprono bisognosi ma anche artefici dell’aiuto altrui. Proprio questa è stata la grande rivelazione per me: scoprirmi necessaria per gli altri, ma anche non indipendente da loro.
In fondo, credo sia stato uno spoiler di come sia la giungla vera, quella fuori dal bar, quella dei grandi: nel libro ci tenevo a raccontarlo. Nessuno dei miei personaggi troverebbe il suo ruolo – come la sua salvezza – senza gli altri.
»

Questa cosa si sente tantissimo nel libro: da sola, Ilaria non basterebbe a sé stessa. Il punto non è diventare “forte” o indipendente, ma capire che anche nel caos, anche in un contesto difficile, si costruisce qualcosa. Un altro tema fortissimo sono le relazioni. Non quelle patinate, ma quelle quotidiane, a cui spesso non diamo la giusta importanza. Ho chiesto quindi all’autrice quanto fosse voluta questa cosa:

Nel libro i rapporti con i colleghi – spesso persone considerate “invisibili” – diventano fondamentali per la crescita di Ilaria. Quanto volevi raccontare che sono proprio questi incontri, apparentemente marginali, a cambiarci davvero?

«Credo che il punto sia proprio questo: il ruolo fondamentale che assumono gli incontri nella mia storia non è frutto di una scelta narrativa, ma un effetto collaterale della mia esperienza di vita. Ogni battuta, ogni parola, ogni gesto che i personaggi del bar compiono nei confronti di Ilaria contribuisce a renderla più pronta, più corazzata alla giungla. Lo stesso vale per Davide, per Viola: lei non avrebbe mai scommesso nulla sulla possibilità di vincere i propri mostri, figuriamoci di vincerli grazie a uno come Davide; lui non avrebbe mai pensato di poter trovare una voce amica fuori dalla propria solitudine, figuriamoci in una scappata di casa che vende giochi rotti. Proprio come nei libri, invece, ho imparato che la parte bella della vita è lasciarsi smentire.»

In effetti, pensiamo di sapere già tutto, chi ci può aiutare, cosa ci serve, e cosa no. Ma a volte sono proprio le persone che non avremmo mai considerato, o gli incontri più casuali, a lasciare il segno più grande. E questo, nel libro, succede continuamente: le relazioni non sono mai “di contorno”, ma diventano il vero motore della crescita. Durante il lavoro, Ilaria si ritrova spesso ad aiutare il figlio del proprietario con le ricerche per la scuola. Ed è proprio da lì che nasce uno degli spunti più interessanti del libro: il paragone con gli animali. Verso la fine, la protagonista prova infatti, ad associarsi a un animale, nel tentativo di capire chi è, quale sia il suo posto nel mondo e cosa voglia diventare davvero. Il libro non dà una risposta netta, per questo ho voluto chiedere all’autrice come vede oggi Ilaria:

Nel finale Ilaria si chiede più volte “che animale sono?”, ma sembra anche aver fatto un passo avanti nella consapevolezza di sé. Secondo te oggi Ilaria sa che animale è, oppure è ancora in trasformazione?

«Mi piace pensare che l’Ilaria di oggi viva come vivono i bambini de La bussola d’oro: con la consapevolezza che oggi sono un leone, ma magari domani una mangusta. E va benissimo così. Credo che per me la più grande conquista fatta in questi due anni sia stata proprio aver imparato a concedermi di cambiare rotta, se mi accorgo che quella che avevo scelto non va più bene. E magari anche animale, se per la strada nuova mi servono le ali invece che le pinne.»

Forse il punto è proprio questo: accettare quella sensazione di non appartenere a una definizione precisa. Perché sapere di poter cambiare, adattarsi, evolvere… può essere molto più un punto di forza che un limite. C’è infine, un passaggio del libro che secondo me è il più difficile: accettare di non avere le risposte, quindi ho chiuso con una domanda molto personale:

Se potessi parlare con l’Ilaria che inizia quel lavoro all’Oasi, anche un po’ per scappare da quel senso di vuoto e dalla pressione di “dover diventare adulta”, che consiglio le daresti oggi?

«Avessi davanti l’Ilaria diciottenne probabilmente le direi che quel senso di irrisolutezza non la abbandonerà nei due anni successivi – e temo neanche in futuro – ma che imparerà a farne un punto di forza. Le direi che forse non essere mai del tutto sicura e assolutamente certa della propria strada la aiuterà a guardare dove gli altri ignorano, e che in fondo di ansia non si muore. Che lasciarsi divorare dalle cose piccole e inutili può persino giocare a suo favore, se impara a selezionare le cose giuste. E poi le direi di cominciare a studiarsi bene gli infusi con valeriana, melatonina e camomilla. Che dopo è peggio.»

Ilaria Camilletti nasce il 9 maggio 2005 a Siena, città in cui non vive neanche un giorno. Oggi studia Filosofia a Firenze. Ilaria nella giungla è il suo primo romanzo.

CONCLUSIONI: La cosa che mi porto via da questo libro è questa: non è un libro “per i più giovani”, ma per chiunque si sia mai sentito in ritardo, fuori posto, indeciso o semplicemente non ancora definito. Raccontato con uno sguardo leggero ma lucido, che riesce a farci sentire meno soli proprio mentre stiamo cercando di capire chi siamo.

VOTO FINALE: 9

SCHEDA LIBRO

  • USCITA: 21/01/2026
  • SOGGETTO: Ilaria Camilletti
  • GENERE: Romanzo, Narrativa sulla vita sociale
  • AUTORE: Ilaria Camilletti
  • EDITORE: Accento Edizioni
  • ISBN: 9791281055551
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