Unlimited – La Recensione
Avevo iniziato Unlimited. La paura dell’ignoto di Karina incuriosita soprattutto dalla sua atmosfera e dalla promessa di una storia capace di mescolare romance, mistero e una componente decisamente più oscura. Dopo averlo concluso, posso dire che è stata una lettura che mi ha sorpresa più di quanto pensassi, soprattutto perché dietro quella che inizialmente può sembrare una storia universitaria si nasconde in realtà qualcosa di molto più ampio.
La protagonista è Alia, una ragazza che porta con sé un passato tutt’altro che semplice. Dopo la morte della madre e la misteriosa scomparsa del padre, trascorre parte della sua infanzia in un orfanotrofio di Madrid, fino a quando nella sua vita arriva Sean Crane, che le offre finalmente una famiglia e una possibilità concreta di ricominciare. Quando Alia riesce a entrare a Stanford per studiare medicina, seguendo così le orme della madre, sembra finalmente pronta a costruirsi una vita diversa. L’università, però, non si rivela affatto il nuovo inizio tranquillo che aveva immaginato. Qui ritrova infatti Raquel, una ragazza che già durante gli anni delle superiori le aveva reso la vita molto difficile, ma soprattutto si ritrova coinvolta in una serie di episodi inquietanti e aggressioni che sembrano nascondere qualcosa di molto più grande. È proprio in questo contesto che entra in scena Cole, uno dei personaggi che più contribuisce a dare alla storia quel senso costante di mistero. È affascinante, difficile da decifrare e circondato da parecchie domande. Alia sa perfettamente che dovrebbe mantenere le distanze, eppure tra loro nasce un’attrazione che diventa sempre più difficile da ignorare.
Il rapporto tra Alia e Cole occupa naturalmente una parte importante del romanzo, ma ho apprezzato il fatto che la storia non ruoti esclusivamente intorno alla loro relazione. C’è infatti un mistero che cresce pagina dopo pagina e che finisce per collegarsi direttamente al passato di Alia, alla storia dei suoi genitori e a verità che lei stessa non avrebbe mai immaginato. È proprio questo passaggio dalla dimensione più quotidiana e universitaria a qualcosa di molto più grande ad avermi incuriosita maggiormente. All’inizio il romanzo lascia volutamente diverse domande aperte e procede attraverso piccoli segnali, situazioni strane e personaggi di cui non è immediatamente semplice capire le intenzioni. Più Alia decide di cercare risposte, più si rende conto che ciò che le è stato raccontato sul proprio passato potrebbe non essere affatto completo. Ho trovato Alia una protagonista abbastanza facile da seguire. È segnata da tutto ciò che le è accaduto, ma non rimane passiva davanti agli eventi. Anzi, proprio quando le viene suggerito di smettere di fare domande e lasciar perdere, decide di andare fino in fondo, anche a costo di mettere se stessa in pericolo. Questo suo bisogno di conoscere la verità è uno degli elementi che porta avanti meglio la storia. Anche Cole funziona soprattutto grazie all’alone di incertezza che lo circonda. Per buona parte del romanzo non è semplice capire fino a che punto ci si possa fidare di lui e credo che proprio questa ambiguità renda interessante il rapporto con Alia. La loro attrazione è evidente, ma viene continuamente accompagnata dalla sensazione che lui sappia molto più di quanto sia disposto a raccontare.
Uno degli aspetti che ho apprezzato è sicuramente il modo in cui Unlimited cambia progressivamente tono. La storia parte da un contesto apparentemente più vicino a quello di un classico romance ambientato al college, ma lentamente assume caratteristiche sempre più legate al thriller, al mistero e a una componente fantastica che diventa fondamentale. Non tutto, però, mi ha convinta allo stesso modo. In alcuni punti avrei preferito un ritmo leggermente più serrato, soprattutto nella parte iniziale, dove la storia impiega un po’ di tempo prima di mostrare completamente le proprie carte. Ci sono inoltre dinamiche che avrei voluto vedere approfondite diversamente, perché alcune rivelazioni arrivano in maniera molto ravvicinata e modificano parecchio ciò che pensavamo di sapere fino a quel momento. Nel complesso, però, le 536 pagine scorrono abbastanza bene e la scrittura di Karina è semplice e immediata. Il romanzo alterna momenti più emotivi a situazioni di tensione e riesce soprattutto nella seconda metà a far venire voglia di continuare per capire quale sia realmente il legame tra tutti gli avvenimenti. Mi è piaciuta anche l’idea di costruire buona parte del mistero intorno al passato dei genitori di Alia. Quello che inizialmente sembra soltanto il dolore di una ragazza rimasta senza la propria famiglia acquista gradualmente un significato completamente diverso. Alia scopre infatti che i suoi genitori erano coinvolti in qualcosa di molto più complesso e che la loro storia è legata a un conflitto che va ben oltre ciò che lei conosce.



