Onimusha: Way Of The Sword – Recensione
Dopo più di vent’anni di assenza, Capcom riporta finalmente in vita una delle sue serie più amate dell’era PlayStation 2. Onimusha: Way of the Sword ha quindi una responsabilità non indifferente: riuscire a riproporre una formula ormai vecchia di decenni senza snaturarla e, allo stesso tempo, renderla appetibile per un pubblico moderno.
Gli sviluppatori saranno riusciti nell’intento? Scopriamolo insieme.
UNA SPADA CHE SA ANCORA COLPIRE
Il sistema di combattimento è senza dubbio il cuore dell’esperienza di Onimusha: Way of the Sword.
Capcom ha costruito un combat system basato soprattutto sul tempismo: parate, schivate, contrattacchi e gli Issen richiedono di imparare a leggere le animazioni degli avversari invece di limitarsi a premere continuamente il tasto d’attacco, richiedendo al giocatore un approccio più difensivo che offensivo.
È un sistema che inizialmente può risultare abbastanza semplice, ma che con il passare delle ore diventa sempre più soddisfacente. Quando ad esempio si comincia a concatenare una parata perfetta con un Issen e poi si passa immediatamente al nemico successivo, Onimusha è capace di regalare grande soddisfazione.
A tutto questo si aggiunge la possibilità, una volta caricata l’apposita barra con le relative sfere blu da assorbire, di utilizzare delle potenti armi Oni che risulteranno fondamentali negli scontri più intensi; spade a doppia lama, pugnali, lance e non solo saranno da trovare sparse per il mondo di gioco.

BOSSFIGHTS MEMORABILI…
Se però c’è un elemento che mi ha convinto più di qualsiasi altro, sono le bossfight.
È durante questi combattimenti che Way of the Sword riesce veramente a esprimere tutto il potenziale del suo sistema di combattimento. I boss hanno pattern più elaborati, richiedono maggiore attenzione e soprattutto costringono a utilizzare realmente quello che abbiamo imparato durante l’avventura, senza per questo risultare mai frustranti o eccessivamente punitivi.
Nel complesso va evidenziato come gli sviluppatori siano riusciti a trovare un ottimo equilibrio fra spettacolarità e gameplay.
Da lodare anche il design dei boss, a tratti orrorifico e capace di ricordare altri prodotti come Jujutsu Kaisen, design sempre molto variegati fra di loro e comunque forti di una propria identità.
…E NEMICI COMUNI MIGLIORABILI
Per quanto concerne i mob normali, la situazione è meno rosea.
La varietà non è particolarmente elevata e, soprattutto nelle fasi più avanzate, capita spesso di avere la sensazione di combattere contro gli stessi avversari già affrontati decine di volte.
Il combat system è talmente ben costruito che anche questi scontri rimangono divertenti, ma raramente rappresentano una vera sfida (complice anche l’impossibilità di scegliere una difficoltà più elevata senza finire il gioco almeno una volta).
Molti nemici possono essere eliminati senza sfruttare realmente tutte le possibilità offerte dal gioco, come ad esempio molti consumabili atti a potenziarti di cui non ho sentito mai il bisogno.
Questo crea un contrasto abbastanza evidente: da una parte abbiamo boss capaci di metterci seriamente alla prova, dall’altra combattimenti normali che spesso diventano quasi una formalità, spezzando un po’ il ritmo e la sfida.
MIYAMOTO MUSASHI E LA SUA AVVENTURA
A dare personalità all’intera avventura di Onimusha: Way of The Sword ci pensa Miyamoto Musashi.
Il protagonista è probabilmente uno degli elementi più riusciti del gioco: È carismatico, sbruffone, sicuro di sé e ha quella giusta dose di arroganza che lo rende immediatamente riconoscibile, là dove nei titoli precedenti il protagonista risultava più anonimo (ma erano anche altri tempi).
Interessante la scelta di Capcom di modellarne l’aspetto sul leggendario attore Toshiro Mifune, cosa che avrà sicuramente un certo impatto soprattutto sul pubblico del Sol Levante.
Narrativamente parlando, il titolo decide di non complicarsi la vita portando quindi sul piatto una storia semplice ma efficace: Abbiamo un Giappone feudale contaminato dai Genma, una minaccia soprannaturale, una serie di personaggi coinvolti nella vicenda (non particolarmente memorabili) e Musashi che si ritrova progressivamente sempre più immerso in questo conflitto.
Non è una trama particolarmente complessa e difficilmente rimarrà impressa per la sua capacità di sorprendere, ma fa il suo lavoro riuscendo a creare il giusto contesto per accompagnare il giocatore da una boss fight all’altra.
Dal momento che essa non rappresenta il fulcro dell’esperienza, posso dire che nel complesso è più che accettabile e riesce ottimamente ad immergerti nell’atmosfera del Giappone Feudale e del suo folklore.

IL RE ENGINE NON DELUDE
E questa atmosfera è stata ottenuta grazie anche ad un ottimo comparto tecnico.
Il RE Engine continua a dimostrarsi uno dei migliori strumenti a disposizione di Capcom e Way of the Sword è un gioco molto bello da vedere: ambientazioni, modelli dei personaggi, illuminazione ed effetti durante i combattimenti contribuiscono a creare un Giappone oscuro e affascinante, per quanto dal punto di vista artistico a tratti è impossibile non notare delle inevitabili somiglianze con prodotti simili (tipo Nioh), ma del resto il setting è quello.
Ma soprattutto, il gioco è ben ottimizzato.
La fluidità è importante in un titolo basato così tanto sul tempismo e sulle parate e, fortunatamente, Way of the Sword riesce a mantenere una buona risposta ai comandi; anche su hardware meno potente il lavoro fatto da Capcom sul RE Engine è evidente.
