Con Masquerade, Dayane Bears accompagna i lettori in una storia intensa, in cui amore, ossessione e segreti si intrecciano, mettendo in discussione il confine tra ciò che siamo e ciò che scegliamo di mostrare agli altri. Abbiamo avuto il piacere di intervistarla per scoprire come è nato il romanzo, conoscere più da vicino i suoi personaggi e approfondire il suo processo creativo. In questa chiacchierata ci racconta il rapporto speciale con i lettori, le sfide affrontate durante la scrittura e i progetti che ha in serbo per il futuro.
Per chi ancora non conosce Masquerade, come racconteresti questa storia in poche parole, cercando di trasmetterne l’atmosfera senza svelare troppo?
Credo che Masquerade sia una storia incentrata sulla redenzione, sulla sensazione di essere a un passo dalla verità per poi essere trascinati nuovamente al punto di partenza. Ma, soprattutto, è una storia che parla di accettazione di sé, anche quando la società ci impone di credere che una parte di noi sia sbagliata.
Come è nata l’idea di Masquerade? C’è stata un’immagine, una scena o magari un personaggio da cui ha avuto origine tutto il resto?
L’idea di Masquerade è nata da una serata noiosa in cui ho letto Amore e Psiche di Apuleio e la sera dopo visto il Fantasma dell’Opera, da lì, la notte ero già ad abbozzare la scaletta di quello che sarebbe stato ad oggi Masquerade.

Quando inizi a scrivere una nuova storia, qual è il tuo processo creativo? Parti da un’idea precisa e pianifichi personaggi e trama oppure lasci che la storia prenda forma pagina dopo pagina? E ci sono abitudini, luoghi o rituali che ti aiutano a entrare nel mondo che stai creando?
Parto raramente da un’idea dettagliata, solitamente costruisco la storia attorno i personaggi e mai il contrario. Quindi, ciò che ho di “perfetto” sono i personaggi, attorno a loro sviluppo le trame e le modifico man mano nel corso della scrittura in base alle loro scelte, caratteri. Per scrivere ho bisogno solo di due cose: nessuno attorno a me e la musica, che mi aiuta a ricreare scenari adatti a ciò che ascolto.
Uno dei temi più forti della saga è il confine, spesso sottilissimo, tra amore, desiderio, possesso e ossessione. Era un aspetto che volevi esplorare fin dall’inizio oppure è emerso insieme ai personaggi?
Sì, il confine tra desiderio e ossessione era qualcosa che avevo messo in conto sin dall’inizio, prendendo ispirazione dal Fantasma dell’Opera e dal suo personaggio, ma devo dire che i miei personaggi mi hanno aiutata a rendere il limite ancora più sottile di quanto avessi programmato.

Janet è una protagonista che nel corso della trilogia cambia e matura molto. Qual è l’aspetto della sua personalità in cui ti riconosci di più e quale, invece, senti più lontano da te?
Mi sento piuttosto lontana da Janet, soprattutto per quanto riguarda la sua capacità di perdonare. lo faccio molta più fatica a concedere una seconda possibilità e, di conseguenza, a credere davvero nella redenzione di qualcuno. C’è però un aspetto in cui ci somigliamo molto: entrambe siamo facilmente influenzabili dal giudizio delle persone a cui vogliamo bene.
Masquerade riesce a essere una presenza costante anche quando non compare direttamente nella storia. Quanto è stato difficile creare un personaggio capace di esercitare un’influenza così forte su Janet e, allo stesso tempo, mantenere il mistero sulla sua identità?
La parte difficile non è stata mantenere l’influenza che Masquerade ha su Janet, ma quella che lui ha sui miei lettori. Non penso di esserci riuscita per come avevo immaginato, alla fine ho riscontrato che il personaggio più amato, contrariamente a quanto avevo previsto per Masquerade, si è rivelato essere qualcun altro. Ma gli indizi, i depistaggi, seppur ogni volta li adattavo al riscontro dell’astuzia dei miei lettori, mi hanno aiutato a rendere il personaggio di Masquerade centrale. E no, non è stato per niente facile mantenere la sua identità nascosta.
Con l’arrivo di Caiden, soprattutto in Cigno nero, Janet si trova divisa tra qualcosa di più concreto e il legame quasi ossessivo che continua ad avere con Masquerade. Che ruolo rappresenta Caiden nel percorso emotivo di Janet?
Credo che Caiden rappresenti per Janet, un sentimento più proibito di quanto lo sia quello per Masquerade. Lei che è sempre stata attenta a farsi accettare dalla sua famiglia, con Caiden, trova il coraggio si sfidare tutto ciò e mettere se stessa al primo posto. Caiden la aiuta ad accettarsi e viceversa.
Uno degli elementi che spinge a continuare a leggere è il desiderio di scoprire chi si nasconda davvero dietro Masquerade. Come hai gestito gli indizi e i depistaggi? E i lettori sono mai arrivati con le loro teorie pericolosamente vicini alla verità?
Ogni indizio e ogni depistaggio era la conseguenza di quanto i lettori si avvicinassero alla verità. E ogni volta che accadeva li riportavo sempre un passo, forse più di uno indietro. È stato tutto estremamente studiato e difficile ma dopo un po’ mi divertivo così tanto che è diventato naturale. La parte più difficile era riuscire a trovare il giusto equilibrio: lasciare abbastanza elementi perché i lettori potessero elaborare le proprie teorie, senza permettere loro di arrivare troppo presto alla soluzione. E devo ammettere che, quando è arrivato il momento di svelare la vera identità di Masquerade per esigenze di trama, ci sono rimasta un po’ male. Dopo tutto quel lavoro per proteggere il segreto, separarmene non è stato cosi semplice!
La tua storia ha iniziato a conquistare lettori ancora prima di arrivare in libreria. Quanto hanno contato i primi commenti e le reazioni del pubblico nel tuo percorso da scrittrice? E oggi che rapporto hai con la tua community?
Ogni commento per me era importantissimo! Ho amato ricevere feedback sul momento, ogni qualvolta pubblicavo un capitolo, mi ha aiutata a creare un rapporto con la mia community, ad ascoltare le loro esigenze e portare loro a fidarsi anche delle mie scelte che a volte rifiutavano. Ho un rapporto bellissimo con la mia community, sono nate amicizie profonde che tutt oggi porto avanti anche nella mia vita privata.
Dopo Masquerade, come immagini il tuo futuro da autrice? Ci sono nuovi progetti a cui stai lavorando, generi che vorresti esplorare o storie con cui ti piacerebbe sorprendere i tuoi lettori?
Dopo Masquerade è stato difficile imaginare il mio futuro da autrice. Avevo dato cosi tanto a quella storia che mi sono ritrovata in una sorta di blocco creativo, con la convinzione di non riuscire più a scrivere qualcosa di altrettanto bello. Quando investi così tanto in un progetto, a volte è difficile riuscire a immaginare cosa possa esserci dopo. Oggi, però, posso dire di essere tornata a guardare avanti con entusiasmo. Sto lavorando a diversi progetti, sia con la mia casa editrice sia indipendentemente. Inoltre, ultimamente sento il desiderio sempre più forte di cimentarmi con un nuovo genere: il thriller psicologico. In fondo, è qualcosa che esploro già, in maniera più sottile, all’interno delle mie storie romance. Per il momento preferisco non fare previsioni: chissà, magari il futuro ha in serbo per me proprio una storia che ancora non so di voler scrivere.
Dietro ogni romanzo si nascondono idee, emozioni e scelte che contribuiscono a dare vita a una storia. Attraverso questa intervista abbiamo avuto modo di approfondire il mondo di Masquerade, scoprendo le ispirazioni che hanno guidato l’autrice, le difficoltà incontrate durante la scrittura e l’importanza del legame costruito con i suoi lettori. Un percorso che continua a evolversi, tra nuove idee e storie ancora tutte da raccontare. Ringraziamo l’autrice per aver condiviso con noi una parte del suo mondo creativo e le auguriamo tante soddisfazioni per i progetti che la attendono.
