Cosa abbiamo giocato ad aprile 26

28 Mag 2026

Nel mese di aprile – sì, lo so ho un certo fuso ormai – su Cosa abbiamo giocato ci siamo immersi in due titoli di Ubisoft. E sì, ogni tanto tocca buttare il cuore oltre l’ostacolo e si deve accettare che alcuni titoli li abbiano prodotti proprio loro. Quanto che abbiamo affrontato sono due mondi completamente diversi, sia narrativamente che di tipologia di gioco. Parliamo di Assassin’s Creed Chronicles India e Avatar: Frontiers of Pandora, entrambi su Game Pass.

Iniziamo a parlare dell’inattesa piacevole scoperta di Chronicles India, un 2.5D a scorrimento laterale che vede l’India come base di sviluppo di tutto l’arco narrativo. Arbaaz Mir, questo il nome del protagonista, è un assassino che, tra amore e dovere, affronta avventure all’inseguimento di un oggetto dell’Eden: il diamante Koh-i-Noor. La trama nasce dopo la morte del maharaja Ranjit Singh, risultato del fallimento del protagonista. Innamoratosi della nipote, la cui liberazione è motivo delle prime due missioni, riuscirà a recuperare il diamante rubato dai soliti Templari. In possesso di un altro oggetto dell’Eden, la scatola trafugata dalla Cina, i Templari vedranno Arbaaz affrontarli uno alla volta per arrivare all’obiettivo.

Tra stealth e combattimento, con una certa preferenza – un po’ costretta – per lo stealth, riusciamo a muoverci molto liberamente nella mappa. Questa, sviluppata dettagliatamente e tale da divertire, ci permette di scoprire (come stile AC) diversi documenti che permettono di approfondire la lore di gioco. In maniera sorprendente, riesce a catturare e regalare quelle emozioni che – sì, oso dirlo – ho sentito con il primo. Quella voglia di esplorare scalfita con Valhalla e Mirage, quello stealth predominante degno di un assassino e quel netto parallelismo con l’evoluzione di Ezio Auditore, sono un bel mix di ingredienti tattici e ben adattati tra loro. Titolo sicuramente interessante, divertente e che ben immerge nel mondo degli assassini.

L’altro titolo provato, e che ha levato molto tempo da altri giochi posticipati poi a maggio, è sempre un prodotto Ubisoft: Avatar: Frontiers of Pandora. E qui, almeno in parte, torniamo a quei titoli videoludico più vicino ai giochi alla Ubisoft, non proprio un complimento. Se a questo attributo poco elogiativo affianchiamo l’esperienza in sé che Avatar riesce a regalare, raggiungiamo un equilibrio sui generis. Quando il tradizionale incontra il nuovo (attenzione, non il progresso) si riesce a creare un prodotto che si salva in corner spesso e volentieri. Il titolo è il classico gioco Ubisoft; avamposti nemici da liberare, gameplay alla FarCry seppur con dinamiche che si differenziano grazie alla natura del mondo di Pandora.

Certo, l’implementazione del volo e delle missioni inerenti e, anche, la verticalità data al gameplay hanno suscitato un non nascosto interesse. Proporre dinamiche nuove, anche se spesso con modalità trite e ritrite, porta sicuramente un desiderio maggiore di gioco. La voglia di esplorare Pandora c’è ma non troppo e, soprattutto, viene meno a lungo termine. Quando ci si rende conto che ci si trova in un mondo molto vario ma non troppo vivo e spettacolare ma con pochi punti di (vero) interesse, si dissolve un po’ quell’idea di viaggio che inizialmente riesce a colpirci. L’unica pecca non bilanciata da un lato positivo è l’intreccio narrativo. Troppo debole, banale e scontato. Anziché dare una solidità a tutto il prodotto, lo indebolisce.

Forse, potremmo definire Avatar: Frontiers of Pandora bello ma che non balla a ritmo.


Lascia un commento