Cosplay Stories: Sayuri.ghost

In questo nuovo appuntamento di Cosplay Stories torniamo a esplorare il confine sottile — e spesso magico — che separa la vita quotidiana dalla finzione. Se il cosplay è un gioco, per la nostra ospite di oggi è un vero e proprio esercizio di introspezione: un modo per abitare i personaggi, capirne i dettagli nascosti e trasformarli in qualcosa di profondamente personale. Ma non si ferma qui: tra una maratona di videogiochi horror, la passione viscerale per l’estetica dei manga BL e l’amore per il mondo di Zelda, esploreremo come la creatività possa diventare la miglior cura contro le insicurezze. A guidarci in questo viaggio, tra tazzine di tè e ago e filo, c’è Giorgia, in arte Sayuri.ghost!

G: Yahooo! Io sono Giorgia, alias Sayuri.ghost, e faccio cosplay da quando ne ho memoria. Nel cosplay mi focalizzo molto sulla personalizzazione degli outfit creando versioni originali ma comunque canoniche, perché la mia filosofia è che un personaggio ha un armadio e non credo che metta sempre le stesse cose. Essendo una persona creativa e amante dell’arte in generale, il make-up è la mia forma di espressione dove cerco sempre di sperimentare nuove tecniche o stili. Ovviamente sono una nerd amante dei videogiochi, soprattutto horror e RPG anche se Zelda ha un posto speciale nel mio cuoricino. La mia ossessione sono i manga BL in tutte le sue forme, sono una vera e propria fujoshi! Passerei le ore a parlare dei character design e della “trama” di queste storie.

Il cosplay viene spesso visto come una sfida di precisione sartoriale, un tentativo di diventare la copia carbone di un personaggio bidimensionale. Ma per Giorgia, la questione è più profonda. Non si tratta di sparire sotto una parrucca, ma di usare il costume come una lente d’ingrandimento per valorizzare la parte migliore di sé.

G: Parlando della personalizzazione dei cosplay, posso dire che scelgo, per la maggior parte, personaggi che adoro e stimo, quindi quando li interpreto mi sento di essere la parte migliore di me stessa, ma senza essere eclissata dal personaggio in sé. Ovviamente indossare un outfit che ho ideato e vederlo realizzato mi rende molto orgogliosa, ma il momento che preferisco — e che mi fa commuovere più di ogni altra cosa — è quando le persone riconoscono il personaggio e mi fanno i complimenti per il modo in cui sono riuscita a personalizzarlo, rendendolo canonico anche se non lo è. Ovviamente tra i cosplay che porto nel cuore c’è sicuramente Angel Dust, che è anche il mio main: infatti ne ho fatte tantissime versioni e ne ho sempre di nuove in mente, proprio perché quando faccio il suo cosplay mi sento al sicuro, nella mia comfort zone, dove posso esprimermi al meglio. Oltre ad Angie, un altro cosplay che vorrei citare è Cinnamonroll, che tutti dicono essere io IRL, per le vibes kawaii, per il mio amore per i dolci e i pisolini, ma anche per i colori: sono io nella vita di tutti i giorni, quindi non mi sforzo nemmeno.

Ne parliamo in ogni episodio di questa rubrica ma è sempre importante: spesso si pensa che nel mondo del cosplay si debba rincorrere una perfezione estetica millimetrica. Giorgia però ha ribaltato questa prospettiva, spostando l’asticella dalla fedeltà visiva a quella psicologica. Per lei, fare cosplay non è solo indossare un abito, ma entrare nella mente di chi interpreta per raccontare storie che vanno oltre il primo sguardo.

G: Dal mio punto di vista, per essere notati bisogna distinguersi dalla massa. È vero, qualcuno potrebbe non essere d’accordo, ma si tratta più di una questione personale che le persone hanno legata al personaggio. Perché se un personaggio lo conosci bene, riesci a inserire, nelle personali interpretazioni, quei piccoli easter egg che solo i veri fan potrebbero riconoscere e secondo me questa è la vera rappresentazione dell’amore per quel pg. Mi capita di pensare di non riuscire a rendere giustizia al personaggio, ma più ci penso, più rielaboro e aggiungo dettagli che solo io magari mi immagino possano indossare o citare alcuni tratti della loro storia, come per esempio quando ho fatto il cosplay di Blitzø di Helluva Boss, ho decorato la giacca di pelle con tante toppe e spille con frasi oscene ma esilaranti che secondo me lui potrebbe aver detto o indossare a sua volta perché gli piacciono. Quello che voglio dire è che quando elaboro un design, non sto solo facendo un vestito, ma sto entrando nella mente del pg per tirar fuori ogni minima caratteristica anche nascosta o che nessuno riesce a vedere, o almeno lo spero.

Il cosplay è un atto di coraggio che spesso costringe a fare i conti con l’aspetto fisico. Giorgia ha condiviso un percorso molto onesto, spiegando come alcuni fattori che un tempo viveva come dei limiti, siano diventati gli elementi chiave per definire il suo stile unico, tra crossplay e personaggi “kawaii”.

G: Effettivamente il cosplay mi ha aiutato molto a superare alcune difficoltà e insicurezze legate al mio corpo. Ho sempre avuto un petto molto piatto e una corporatura esile, il che mi ha sempre fermato dal fare personaggi femminili formosi o le cosiddette “Mommy“. Infatti normalmente faccio sempre cosplay di personaggi dolci e carini o crossplay, sfruttando la mia fisicità a mio vantaggio, magari aggiungendo delle spalline e usando platform per rendermi più mascolina.

A volte si vive il concetto di cosplay come un’esplorazione continua degli opposti. Non c’è limite alla capacità di passare da atmosfere sognanti a mondi oscuri e complessi. È proprio in questo contrasto che Giorgia trova la sua vera libertà artistica.

G: Posso dire che essere un cosplayer vuol dire trasformarsi in forme e modi completamente opposti fra di loro. Per questo adoro passare da look molto cute e soffici a personaggi dark con make-up più pesanti o diventare un alieno dalla pelle blu o verde. Un mio dream cosplay che spero di fare presto è Aaravos della serie Dragon Prince. Amo un sacco questo personaggio e il suo character design è stupendo, super originale, con pattern stellati, veli e uno stile surreale.

Dietro ogni scatto e ogni posa c’è quasi sempre un occhio allenato da manga e anime, nel caso di Giorgia in particolare dal genere BL. L’estetica di queste opere non è solo una fonte di ispirazione, ma un vero e proprio manuale tecnico che applica per dare profondità e “anima” ai personaggi che porta in vita.

G: Posso dire che la mia passione per il cosplay nasce proprio dai manga che mi hanno sempre affascinato. Il tratto dei volti, le linee delle figure e i colori soffici a contrasto con i personaggi più duri. Quando faccio cosplay maschili mi ispiro molto ai personaggi dei BL, soprattutto nel ricreare gli sguardi e la mimica del personaggio, lavorando molto sugli occhi, non solo con il make-up ma anche durante i set cerco di mantenere l’inclinazione del volto e creare micro-espressioni che diano una maggiore profondità emotiva. Nello styling delle parrucche seguo quelli che sono gli standard asiatici delle pettinature manga con acconciature quasi “naturali”, ricreando i cosiddetti “baby hair” – ovvero ciocche che incorniciano il volto – frange leggere o ciuffi spettinati appositamente per imitare quella delicatezza androgina.

In conclusione Giorgia ci regala un vero manifesto per chiunque voglia approcciarsi a questo mondo con lo spirito giusto:

G: Quello che voglio sempre ricordare alle persone è che il cosplay è prima di tutto un divertimento e di conseguenza lo fai per te stesso, perché ti piace costruire armature, acconciare parrucche o semplicemente passare un po’ di tempo con amici vestiti dai propri personaggi preferiti. I ‘canoni’ non devono ostacolare in nessun modo la propria creatività perché sono solo regole dettate da persone che hanno paura di essere diverse e uscire dalla propria conchiglia, ma è proprio questo quello che li frena dalle mille possibilità di interpretare e vedere un determinato personaggio o serie. È per questo che il mio motto dice sempre: Keep calm, drink some tea and stay creative! 💖

Potete seguire Giorgia aka Sayuri.ghost su Instagram e TikTok!