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The Knight and the Moth – La Recensione

Dopo aver amato l’atmosfera di One Dark Window, ero molto curiosa di leggere The Knight and the Moth e capire se Rachel Gillig sarebbe riuscita a creare di nuovo quel tipo di fantasy oscuro, quasi fiabesco, che ormai considero un po’ il suo marchio di fabbrica. Anche questa volta mi sono ritrovata davanti a una storia molto particolare, più lenta in alcuni punti, ma con un’ambientazione che mi ha conquistata fin dalle prime pagine. La protagonista è Sybil Delling, una giovane Divinatrice che vive nella Cattedrale insieme alle altre ragazze del suo ordine. Da nove anni Sybil riceve visioni attraverso i sogni e prevede sciagure, morti e avvenimenti terribili per coloro che arrivano fino alla Cattedrale in cerca di risposte sul proprio futuro. Nel regno di Traum, infatti, le Divinatrici sono considerate figure sacre e le loro profezie hanno un peso enorme. Sybil, però, è ormai vicina alla fine del proprio periodo di servizio e sogna soprattutto la libertà. Dopo anni trascorsi tra quelle mura, vorrebbe finalmente capire chi è al di fuori delle visioni e della fede che ha scandito ogni momento della sua vita. È proprio allora che alla Cattedrale arriva Rodric, un cavaliere decisamente poco disposto a credere nelle profezie. È irriverente, provocatorio e non ha alcun rispetto per tutto ciò che Sybil considera sacro. Naturalmente, tra i due il rapporto parte malissimo, ed è proprio questa contrapposizione a rendere le loro interazioni particolarmente divertenti. Le cose cambiano però quando le altre Divinatrici iniziano a scomparire una dopo l’altra. Sybil si ritrova così costretta a lasciare la sicurezza della Cattedrale e a chiedere aiuto proprio a Rodric per cercare di capire cosa stia accadendo. Da quel momento il romanzo diventa una vera e propria ricerca della verità, tra luoghi inquietanti, creature misteriose, segreti legati alla religione del regno e convinzioni che Sybil sarà obbligata a mettere progressivamente in discussione. 

Uno degli aspetti che ho apprezzato maggiormente è proprio Sybil. All’inizio è completamente immersa nel sistema in cui è cresciuta e non ha quasi mai avuto occasione di interrogarsi seriamente su ciò che le è stato insegnato. Il suo viaggio diventa quindi anche un percorso personale: più si allontana dalla Cattedrale, più comincia a guardare con occhi diversi tutto ciò che fino a quel momento aveva considerato una certezza. Anche Rodric mi è piaciuto molto. È il classico personaggio che utilizza sarcasmo e provocazione praticamente come una seconda lingua, ma dietro questa facciata c’è molto altro. Il contrasto tra la fede assoluta di Sybil e il suo atteggiamento profondamente scettico permette alla storia di affrontare uno dei temi centrali del romanzo: quanto di ciò che crediamo dipende realmente da noi e quanto, invece, deriva semplicemente da ciò che ci è stato insegnato?

La componente romantica è presente, ma non prende immediatamente il sopravvento. Il rapporto tra Sybil e Rodric cresce attraverso battibecchi, diffidenza e situazioni in cui sono costretti a fare affidamento l’uno sull’altra. Personalmente è una dinamica che ho trovato molto piacevole proprio perché lascia spazio anche al mistero e alla parte fantasy.

Mi è piaciuta moltissimo anche l’atmosfera gotica. La Cattedrale, le brughiere battute dal vento, le visioni, le creature e quella sensazione costante che ci sia qualcosa di profondamente sbagliato dietro ciò che tutti considerano sacro creano un’ambientazione molto riconoscibile. Rachel Gillig è particolarmente brava in questo: bastano pochi elementi per dare immediatamente alla storia un’identità precisa. La parte centrale, invece, mi è sembrata leggermente più lenta. Ci sono alcuni passaggi in cui avrei preferito che la storia procedesse più velocemente, soprattutto perché il mistero iniziale è abbastanza forte da far venire subito voglia di avere delle risposte. Quando però iniziano ad arrivare le rivelazioni, il ritmo cambia decisamente e l’ultima parte mi ha coinvolta molto di più. Essendo il primo volume di una dilogia, naturalmente non tutto viene risolto. Anzi, il finale apre scenari molto più grandi rispetto a quelli con cui il romanzo era iniziato e lascia diversi elementi sospesi. Il secondo e conclusivo volume è The Knave and the Moon, che porta avanti direttamente la storia di Sybil e del regno.

Sintesi finale

9,5/10

The Knight and the Moth è stato per me un ottimo inizio di dilogia. Ho apprezzato soprattutto l’atmosfera, il rapporto tra Sybil e Rodric e il modo in cui la storia utilizza il mistero per mettere progressivamente in discussione tutto ciò che la protagonista crede di sapere. In alcuni punti avrei preferito un ritmo un po’ più serrato, ma nel complesso è una lettura che mi ha coinvolta e che riesce a creare quel tipo di fantasy oscuro e fiabesco che Rachel Gillig sa rendere particolarmente bene. Il finale, poi, lascia abbastanza domande da rendere praticamente inevitabile la voglia di proseguire con il secondo volume.