Onslaught – Assalto Finale: La recensione
Un’ex cecchina, una figlia da proteggere e tre supersoldati geneticamente modificati pronti a trasformare una tranquilla comunità nel loro campo di battaglia. È da questa premessa che prende vita Onslaught – Assalto Finale, il nuovo action-thriller scritto e diretto da Adam Wingard, regista noto per titoli come The Guest, You’re Next e Godzilla vs. Kong. Il film, distribuito in Italia da I Wonder Pictures, arriva nelle sale dall’1 ottobre 2026.
La trama
Al centro della storia troviamo Celeste, interpretata da Adria Arjona, una madre single ed ex cecchina dell’esercito che vive con la figlia in una comunità isolata nel deserto del New Mexico. La sua quotidianità viene sconvolta quando tre supersoldati, frutto di un esperimento militare segreto, riescono a fuggire dalla struttura in cui erano tenuti.Da quel momento, Celeste è costretta a fare i conti con un passato che aveva cercato di lasciarsi alle spalle. Per proteggere la figlia e sopravvivere all’assalto, dovrà tornare a utilizzare capacità che sembravano ormai appartenere a un’altra vita.La situazione si trasforma così in un vero e proprio assedio, dove la sopravvivenza diventa l’unica regola.

Un omaggio al cinema di genere
Uno degli aspetti più interessanti di Onslaught è il suo legame con il cinema d’azione e horror degli anni Ottanta e Novanta. Adam Wingard ha infatti indicato John Carpenter come una delle principali influenze del film, citando in particolare Distretto 13 – Le brigate della morte, Halloween e 1997: Fuga da New York, oltre a Terminator e Aliens di James Cameron. L’intenzione era quella di riprendere l’estetica e la struttura del cinema di genere di quegli anni, reinterpretandole attraverso una produzione contemporanea.Anche la colonna sonora segue questa direzione, con sonorità elettroniche e synth che richiamano quelle del cinema carpenteriano.
La protagonista al centro dell’attenzione
Uno degli elementi che ha fatto maggiormente discutere attorno a Onslaught – Assalto Finale è la scelta di mettere una donna al centro di un film d’azione costruito attorno a supersoldati, armi e violenza. Celeste, interpretata da Adria Arjona, non è infatti la semplice “final girl” che cerca di sopravvivere all’assalto: è un’ex cecchina dell’esercito, una madre e una donna segnata dal proprio passato, che si ritrova a dover utilizzare nuovamente le proprie capacità per proteggere la figlia.La scelta è tutt’altro che casuale. Adam Wingard ha spiegato di aver voluto prendere un immaginario tradizionalmente associato a protagonisti maschili e ribaltarlo attraverso una figura femminile. Celeste non è però costruita come un’eroina invincibile: è imperfetta, traumatizzata, spesso in difficoltà e ha bisogno dell’aiuto delle persone che la circondano. Proprio questo, secondo il regista, era fondamentale per renderla credibile. Il riferimento più evidente è Ellen Ripley, interpretata da Sigourney Weaver in Alien e Aliens. Wingard ha indicato proprio Ripley come il modello principale per Celeste: una donna che non possiede superpoteri, ma che riesce a trasformare paura e vulnerabilità in determinazione. Un altro riferimento fondamentale è Sarah Connor di Terminator, personaggio che evolve da donna comune a vera e propria macchina di sopravvivenza. E il parallelo con Sarah Connor è ancora più interessante perché è stata la stessa Adria Arjona a indicarla come la propria “bussola” per interpretare Celeste. L’attrice ha infatti studiato Terminator 2 durante la preparazione al ruolo, cercando di riprendere quella combinazione di forza, paura e istinto di sopravvivenza. Il cinema e i videogiochi hanno dimostrato più volte quanto possa essere efficace questo tipo di protagonista: da Furiosa in Mad Max: Fury Road a Lara Croft in Tomb Raider, passando per Jill Valentine nella saga di Resident Evil. Personaggi diversi tra loro, ma accomunati dalla capacità di occupare uno spazio che per molto tempo è stato quasi esclusivamente maschile nel cinema action.

Ho avuto la possibilità di vedere Onslaught – Assalto Finale in anteprima grazie anche a I Wonder Pictures e, devo ammetterlo, sono arrivata alla visione con aspettative piuttosto alte, soprattutto dopo aver visto il trailer, che personalmente mi aveva colpita molto. Dopo la visione, però, posso dire che il trailer mi è piaciuto decisamente più del film in sé. Questo non significa che Onslaught sia un brutto film, ma nemmeno che sia una pellicola particolarmente memorabile. La storia, infatti, aveva secondo me un potenziale davvero interessante: l’idea dei supersoldati geneticamente modificati, l’atmosfera da assedio e una protagonista con un passato militare potevano dare vita a un action-thriller molto più coinvolgente. Ho apprezzato soprattutto la scelta di mettere una donna al centro della storia. Celeste non è semplicemente un personaggio femminile inserito all’interno di un film d’azione, ma una protagonista che prende parte attivamente agli scontri e che utilizza le proprie capacità per proteggere la figlia. Il problema principale, almeno per quanto mi riguarda, è il ritmo. A tratti ho trovato il film un po’ noioso, soprattutto nei momenti in cui la storia rallenta e sembra non sfruttare completamente il potenziale della sua premessa.
