Bentornati, con il consueto ritardo, su Cosa abbiamo giocato a gennaio, la rubrica che riporta giochi più o meno recenti, più o meno di successo ma con lo scopo di descrivere le emozioni che possono suscitare in un giocatore. Vi trovate su NerdGate e oggi parleremo di uno dei titoli più lunghi dell’anno: Kingdom Come Deliverance II.
Il titolo, sviluppato da Warhorse Studios, è un approfondito gioco di ruolo con una forte componente realistica. Il fulcro del gioco, quasi simulativo per certi aspetti, risiede nell’esplorazione, nell’avventura e nella sopravvivenza, non sempre scontata. Ci troviamo nei panni di Henry di Skalica, un non troppo giovane cavaliere che, insieme al suo padrone, ha un’importante ma semplice missione da svolgere: consegnare un messaggio. Se scrivessi che da quella missione nasce un’odissea, non esagererei affatto. Da quel momento in poi, i nostri protagonisti vivranno tantissime avventure, più o meno approfondite, più o meno lunghe.
Ognuna di queste storie, che siano principali, secondarie o, ancora, mini-attività, ha una sua costruzione, un suo contesto e una realizzazione. Insomma, dire che è stato approfondito quasi in ogni dove è una constatazione corretta. Kingdom Come Deliverance II mostra al mondo videoludico, e alla rubrica Cosa abbiamo giocato, come un medioevo realistico possa essere totalmente avvolgente. L’attenzione a cosa ingeriamo, qualche cibo andato a male potrebbe essere una grandissima seccatura, si accosta bene alla strategia da combattimento, dove ogni errore può essere fatale. Le relazioni che stringiamo con i nostri compagni ben cavalcano a fianco alla vasta scelta di armature e armi a disposizione nel gioco. Insomma, l’idea messa in pratica dallo studio ceco è notevole e mostra di un’ottima qualità e coraggio.
Per quanto moltissimi aspetti siano stati smussati rispetto al prequel e alcuni limiti, come il combat design, siano stati leggermente migliorati, dal punto di vista tecnico, la mia esperienza è stata una strage. Purtroppo, alla grande avventura vissuta con Henry si è accostata fin dai primi minuti una costante ombra malvagia: quella dei bug. Dal freezing delle labbra durante i dialoghi sono passato a sparizioni improvvise di personaggi durante gli stessi. Da persone e oggetti volanti, sono arrivato all’audio che si interrompe improvvisamente. Dalle tante compenetrazioni tra personaggi e mondo di gioco, ai banditi che si appostano mentre parlo con NPC per poi gonfiarmi. Insomma, se continuassi la lista non sarebbe meno grave e sarebbe molto più lunga, salendo sulla top tre dei titoli buggati su Cosa abbiamo giocato.
Se speravo di avere un sequel tecnicamente superiore al primo capitolo, anch’esso tempestato da bug e problemi vari, allora posso dire che sono stato deluso, da questo punto di vista. Inoltre, la spigolosità di elementi come la guida del cavallo e la mira in combattimento contro più nemici rende davvero poco gradevole alcune azioni. Proprio perché il titolo cerca di simulare la vita medievale, mi aspetterei una dinamica con il cavallo più morbida, più simulativa. Invece no, i cambi rotta con i nostri fedeli compagni sono immediati, nemmeno fossimo i Valentino Rossi della Boemia medievale.
Proprio questo mi scoccia. Questa grande superficialità tecnica cozza profondamente con un gioco che, altrimenti, sarebbe stato assolutamente un capolavoro. Ovviamente, questo giudizio non vuole sminuire l’arco narrativo e tutti gli altri aspetti del gioco, anzi. Proprio la loro realizzazione vicino a queste grandi c… ose stride fastidiosamente.
Passando agli altri aspetti, la colonna sonora è una meraviglia. È perfettamente inserita nel contesto, sempre calzante nelle scene e, spesso, anche in game. Accompagna le nostre avventure facendoci sentire, in Cosa abbiamo giocato a gennio, l’aria boema.
Dal punto di vista artistico e ambientale c’è ben poco da dire. Una meraviglia. Fare le passeggiate con il cavallo al passo da un paesino all’altro ci permette di godere di panorami curati e ben realizzati, con un effetto luce appagante.