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Caro mondo crudele – La Recensione

Il regista toscano, Niccolò Falsetti, ha presentato alla Festa del Cinema di Roma Caro mondo crudele, uscito nelle sale italiane dal 22 ottobre. La pellicola è ambientata negli anni ’90 e segue la storia della dodicenne Giovanna (Aurora Malianni) e della misteriosa scomparsa del suo migliore amico Mirko. Un amico da cercare, bulli da affrontare e una componente visiva direttamente dalla penna di Zerocalcare. Ebbene sì, l’artista romano firma le sequenze animate dei pensieri e della mente di Giovanna, trasformando il suo immaginario in uno spazio popolato da figure fantastiche, riferimenti alla cultura anime e un supereroe: il padre di Giovanna.

Una lettera dolceamara

Caro mondo crudele è la lettera dolceamare che Falsetti porta al cinema, diretta ad un pubblico di adolescenti e adulti, soprattutto a questi ultimi. Guardando la pellicola è difficile non pensare a Stand by me di Rob Reiner e Niccolò ce ne ha regalato uno, tutto italiano; Caro mondo crudele racconta l’amicizia, l’adolescenza e le sue fragilità, nonché la difficoltà di crescere e diventare grandi in un mondo di adulti che ascolta sempre meno. I protagonisti del film si pongono spesso la stessa domanda: ma chi li capisce questi “ragazzi di oggi”?. Domanda che gli adulti fanno attualmente. Gli adulti cercano spiegazioni, interpretano comportamenti, tentano di riportare ordine nel caos, ma troppo spesso dimenticano di andare oltre le parole e i comportamenti, oltre ai silenzi di chi hanno davanti. Falsetti, però, non dipinge gli adulti semplicemente come antagonisti. Anche loro appaiono impreparati, incapaci di trovare le parole giuste davanti a situazioni che non sanno gestire. È un cortocircuito comunicativo che, nonostante l’ambientazione anni Novanta, continua a parlare al presente.

Crescere è diventare grandi o diventare persone migliori?

Già, perché spesso abbiamo sentito/detto queste frasi senza mai soffermarsi troppo ad ascoltare. Ci si sofferma soltanto quando accade qualcosa di brutto ed è questo, forse, il messaggio più importante che il regista vuole comunicare: imparare ad ascoltare i ragazzi prima che sia troppo tardi. Crescere fa inevitabilmente paura, purtroppo nessuno ha mai scritto un manuale su come diventare grandi, come affrontare le prime amicizie, i bulli, il dolore e la solitudine. Falsetti restituisce, senza edulcorarla, la realtà dell’adolescenza con tutte le sue contraddizioni e in cui tutto viene percepito con un’intensità quasi insopportabile: il giudizio dei compagni, dei professori, la paura di non essere abbastanza, il desiderio di appartenere a qualcosa e, soprattutto, la sensazione di non essere capiti mentre ancora si sta cercando il proprio posto nel mondo, proprio come Giovanna. Lei non è un’eroina perfetta, è impacciata, ingenua e allo stesso tempo autentica. Aurora Malianni ha restituito un’interpretazione di questo personaggio con dolcezza e delicatezza, rendendo credibili le sue insicurezze, dando vita a una protagonista nella quale è facile riconoscere, almeno un po’, una parte di ognuno di noi.

I bulli: amici e antagonisti

Gli antagonisti di questo film, oltre agli adulti, sembrano anche essere i bulli. Tuttavia, si può restare piacevolmente sorpresi perché Giovanna svilupperà un’insolita amicizia con Ludovica (Tara Trocchia) – detta il Maglio – che la aiuterà a cercare il suo amico. Le due si avvicineranno proprio quando inizieranno a parlare tra loro: esatto, ciò che emerge di più nel film è che comunicare è essenziale. La comunicazione fa da ponte per ognuno di noi ed è quando manca che succedono i danni. Molti danni, li fanno anche gli adulti in questi film, che cercano di salvare la situazione e “salvaguardare” i ragazzi semplicemente mentendo, ma non è la giusta soluzione.

L’animazione firmata da Zerocalcare

E poi, c’è Zerocalcare, che anima i pensieri e l’inconscio di Giovanna. Tra battute e momenti esilaranti, scontri quasi degni di un anime, la fantasia e la realtà si incontrano, restituendo allo spettatore una prospettiva più intima e personale della protagonista. Tra i vari personaggi incontriamo: un simpatico unicorno di cui non si capisce nulla di quello che dice, la stessa Giovanna, rappresentata in versione zoomorfa e il padre scomparso di Giovanna. Il padre di Giovanna non ha la mera funzione di ricordo ma è un vero e proprio supereroe per la protagonista, la quale, per elaborare anche il lutto, interpella il padre come l’eroe che la accompagna in tutti i suoi momenti difficili.

Le musiche

Oltre alla componente visiva del fumetto, anche la musica si fa protagonista della pellicola. Giancane e Bassi Maestro, con le loro sonorità, contribuiscono a dare al racconto maggiore profondità e identità culturale al disagio giovanile dell’immaginario anni ’90 e attuale. Le musiche di Bassi Maestro e i suoi versi hanno un loro senso, non soltanto estetico/artistico, ma anche narrativo, soprattutto per Mirko e per quella necessità di raccontarsi, di esprimere la rabbia e il disagio che è proprio del genere rap old school.

Sintesi finale

8,5/10

Dal punto di vista narrativo, il film scorre abbastanza bene, alcune volte si prende delle pause necessarie, quasi un po' riflessive, per permettere allo spettatore di capire e metabolizzare tutto ciò che accade. L'estetica del film si intreccia con l'animazione e l'analogico, restituendo interamente l'estetica anni '90 e portando anche un po' di nostalgia. Falsetti mette insieme tutti questi elementi creando una pellicola che racconta il dolore e un "fatto brutto" ma senza spettacolarizzarlo. La leggerezza e il dolore sono equilibrati, specchio di quell'adolescenza che ognuno di noi ha in qualche modo vissuto. Il regista non pretende di offrire soluzioni e non cerca di impartire lezioni né agli adulti e né a suoi giovani protagonisti, piuttosto lascia che siano loro, con le proprie fragilità, sbagli e contraddizioni, a scegliere come diventare grandi. Un film che necessita di essere di essere visto da adulti e adolescenti, ma soprattutto un film che ha bisogno di essere "ascoltato"