Petzval 58 Bokeh Art: la recensione
Recensione del Petzval 58 Bokeh Art
Grazie a Lomography, ho avuto l’opportunità di provare il famoso Petzval 58 Bokeh Art.
Cito direttamente la macro recensione dalla mia pagina Facebook, per darvi una rapida opinione.

L’obiettivo ha sicuramente passato il test del “mi piace?“, mostrandosi però molto ostico e difficile da controllare nel primo momento.Visto il numero di recensione e di foto online, ho deciso prima di studiare bene la situazione, per fare qualcosa di più originale, o comunque se non originale, utile: Foto al buio, per mettermi alla prova. Con un obiettivo simile, in cui la messa a fuoco riesce in maniera difficoltosa, ho faticato molto.In esterna il problema era molto alto, mentre all’interno, provando una luce scenica teatrale – grazie ad un caro amico, tecnico delle luci – che mi ha soddisfatto. Ovviamente le foto non sono fatte per fare un book, ma per provare le performance di questo obiettivo, che si sono rivelate fantastiche. Una nitidezza che mi ha colpito in maniera positiva.
Usare questo obiettivo ha permesso di effettuare un salto nel 1840, data in cui Joseph Petzval presentava la sua lente al mondo.
Questo obiettivo presenta tre particolarità rispetto a tutti gli altri più commerciali: Una ghiera per il controllo del Bokeh – Bokeh Control Ring, che permette uno sfocato a mulinello, una messa a fuoco funzionante tramite un pomello posto nella parte inferiore, ed i piatti con varie aperture di diaframmi, che fanno da f/1.9 a f/16. Ovviamente la mia lente era compatibile con Nikon. Ricordiamo il grande successo di questo prodotto, che su Kickstarter, dopo sole tre ore, ha raggiunto il finanziamento minimo richiesto, ossia 100.000 dollari.
Naturalmente l’aspetto più apprezzato di questo prodotto è il controllo creativo – o artistico, dell’effetto Bokeh, tramite una rotazione dell’anello posto sull’obiettivo, con numeri che vanno da 1 a 7. Più alto è il numero, più è vorticoso l’effetto del Bokeh, la sfumatura che ha reso iconico quest’obiettivo. Ma io mi sono concentrato più sulla lente, prodotta in Russia, che presenta una nitidezza fuori scala, mostrando una qualità eccelsa (che ovviamente viene sminuita dalla compressione di Facebook). Sono anche altre le piccolezze da apprezzare però: l’obiettivo è disponibile o completamente nero o oro (ottone) e non si presenta con una anonima scatola, ma in un cofanetto chiuso con un cordoncino, dove si trova un modello che ricorda un marinaio, che mostra l’effetto a mulinello.
Oltre a questo, viene fornita una custodia in pelle per i piatti.
Il Petzval ovviamente è interamente manuale, e richiede pazienza e pratica, soprattutto a diaframmi molto aperti, dove è facile sbagliare e perdere la messa a fuoco, bisogna fare particolare attenzione, perché è una questione di centimetri: un fatto non da poco, che lo rende poco adatto a foto dinamiche. Sono consigliati cavalletti e sedie, oltre che tanta pazienza e musica. La sedia per il modello ovviamente.
Io ho usato un divano.
Altra questione che potrebbe lievemente far storcere il naso al fotografo, è la regola della composizione: scolasticamente si sa che non si dovrebbe collocare il soggetto al centro, per la regola dei due terzi, invece questo manufatto vi obbliga a posizionalo in mezzo, per renderlo performante al massimo.
Allontanandovi dalle foto qui presentate, che sono state eseguite per testare la qualità della lente – e anche per allontanarsi dalle migliaia di foto che sono ormai presenti sul web – il consiglio è di trovare uno sfondo con una luce puntiforme, come potrebbe essere un albero di natale.
