Avevo iniziato Stelle gemelle di Fantiska Tears con una certa curiosità, soprattutto perché è una di quelle storie che negli ultimi tempi si sono viste davvero ovunque. Dopo aver concluso entrambi i volumi, però, il mio giudizio è rimasto piuttosto tiepido. Il primo libro, Anime infrante, tutto sommato mi era sembrato carino e aveva alcuni elementi che mi avevano spinta a voler proseguire. Con Un cuore in due, invece, ho fatto molta più fatica, soprattutto a causa di un ritmo che personalmente ho trovato troppo lento.
Al centro della dilogia ci sono Naomi Calligan e Aaron Miles, due ragazzi molto diversi in apparenza, ma accomunati da un passato doloroso e da ferite che entrambi cercano di nascondere.
Naomi si trasferisce a Los Angeles con l’intenzione di lasciarsi alle spalle la vita precedente e, soprattutto, qualcosa che continua a tormentarla. I chilometri di distanza, però, non sono sufficienti per cancellare ciò che è successo. I ricordi tornano continuamente e gli incubi la costringono a fare i conti con un segreto che non è mai riuscita davvero ad affrontare.
Aaron, invece, è uno dei ragazzi più conosciuti della scuola e appartiene a una delle famiglie più influenti della città. Dietro l’immagine del ragazzo sicuro di sé e apparentemente irraggiungibile, però, nasconde a sua volta un passato complicato e cicatrici che hanno condizionato profondamente il suo modo di rapportarsi agli altri.
Il loro incontro porta quasi immediatamente a un rapporto fatto di provocazioni, attrazione e momenti in cui entrambi riconoscono nell’altro un dolore molto simile al proprio ed è proprio questo uno dei punti sui quali si costruisce gran parte della storia.
Nel primo volume questa dinamica, pur con qualche limite, mi aveva abbastanza coinvolta. Ho trovato carina l’idea di due personaggi che cercano di ricostruirsi mentre imparano gradualmente a fidarsi l’uno dell’altra e ci sono stati alcuni momenti emotivamente riusciti. Anche i personaggi secondari contribuiscono a creare un gruppo piuttosto ampio, con diverse storie personali che si intrecciano a quella principale.
Il problema, già presente nel primo libro ma diventato molto più evidente andando avanti, è secondo me la lunghezza.
Anime infrante conta circa 640 pagine nell’edizione cartacea e già durante la lettura ho avuto spesso la sensazione che la storia avrebbe potuto raccontare le stesse cose in molto meno spazio. Ci sono dialoghi, incomprensioni e dinamiche tra i protagonisti che ritornano più volte e che, alla lunga, finiscono per perdere parte della loro efficacia.
Non è tanto una questione di voler leggere necessariamente romanzi brevi. Un libro può tranquillamente superare le seicento pagine se quello spazio viene utilizzato per sviluppare la storia, i personaggi o il mondo in cui si muovono. Qui, invece, più volte ho avuto la sensazione che alcune situazioni venissero semplicemente riproposte sotto forme leggermente diverse.
Il primo volume, comunque, resta quello che ho preferito. Nonostante le ripetizioni e una lunghezza che considero eccessiva, la curiosità per Naomi e Aaron e soprattutto il modo in cui si conclude la storia mi avevano lasciato abbastanza interesse da voler leggere subito il seguito.
Con Un cuore in due, purtroppo, la mia esperienza è stata decisamente più faticosa.
Il secondo libro riprende la storia dopo gli eventi molto pesanti con cui si era concluso il precedente. Naomi è sopravvissuta, ma deve affrontare conseguenze fisiche e psicologiche profonde. L’ospedale, le paure e i ricordi diventano una parte importante del suo percorso, mentre Aaron si trova a fare i conti con il senso di colpa, con la rabbia e con il terrore di perdere la persona che ama. Nel frattempo tornano a pesare sul presente traumi irrisolti, processi e verità legate al passato.
Sulla carta c’erano quindi parecchi elementi che avrebbero potuto rendere il secondo volume molto intenso. Il mio problema è che ho trovato il ritmo estremamente lento.
Un cuore in due arriva a circa 869 pagine nell’edizione cartacea, e durante la lettura questa lunghezza, almeno per me, si è fatta sentire moltissimo. Ci sono intere parti che avrei tranquillamente ridotto e molte conversazioni che mi sono sembrate ripetere concetti e sentimenti che erano già stati chiariti in precedenza.
È probabilmente questo l’aspetto che ha condizionato maggiormente il mio giudizio sull’intera dilogia: ho avuto continuamente la sensazione che ci fossero troppe pagine rispetto a quello che effettivamente viene raccontato; non perché manchino eventi, perché in realtà ne succedono parecchi, ma perché tra un avvenimento e l’altro tutto viene spesso dilatato attraverso dialoghi, riflessioni e dinamiche molto simili tra loro.
Una storia complessivamente più asciutta, secondo me, avrebbe avuto molto più impatto.
Anche alcuni momenti che avrebbero dovuto essere particolarmente emozionanti hanno finito per arrivare quando ero già un po’ stanca della situazione che li precedeva. Ed è un peccato, perché alla base ci sono temi importanti e personaggi che avrebbero potuto funzionare maggiormente con una narrazione più concentrata.
Tra le cose che salvo c’è sicuramente il legame che si crea all’interno del gruppo di amici. Personaggi come Jody, Cloe, Nate, Aria, Jason e Jake permettono alla storia di uscire almeno in parte dalla coppia principale e aggiungono dinamiche differenti. Alcuni di loro, anzi, in determinati momenti mi hanno incuriosita quasi più di Naomi e Aaron.
Ho trovato piacevole anche il messaggio di fondo legato al fatto che una persona non debba necessariamente affrontare tutto da sola. Nei due libri viene data molta importanza all’amicizia, al sostegno e alla presenza degli altri nei momenti più difficili, e credo sia una delle componenti più riuscite della storia.
Per quanto riguarda la scrittura, l’ho trovata molto immediata e semplice da seguire. Non è una prosa particolarmente complessa e questo rende i capitoli scorrevoli presi singolarmente. Il paradosso, almeno per me, è che la scrittura scorre, ma la storia nel complesso procede lentamente proprio perché molte situazioni vengono sviluppate molto più del necessario.
Ed è questo che mi ha impedito di affezionarmi davvero alla dilogia.
Non posso dire che Stelle gemelle mi sia dispiaciuta completamente, perché soprattutto nel primo volume ci sono stati momenti che ho letto volentieri e alcune dinamiche mi hanno incuriosita. Però, arrivata alla fine del secondo, la sensazione predominante è stata quella di aver affrontato una storia che avrebbe avuto bisogno di un lavoro di sintesi molto più deciso.