Se nel 2002, con HALO: Combat Evolved, Xbox ci regalò un nuovo universo in cui investire, nel 2026, con HALO: Campaign Evolved, ha deciso di ripresentarlo con qualche miglioria evidente. La trama ormai più che nota, verrà lievemente toccata per non rovinare la storia ai più giovani.
In HALO: Campaign Evolved ci metteremo nei panni dello spartan più interessante che possa esserci: John 117, o Master Chief per i più veterani. Ci troviamo in un lontano 2552, anno in cui la Pillar of Autumn – nave ammiraglia delle UNSC – si imbatte in una costruzione orbitale subito dopo l’arrivo dei Covenant. La struttura, a forma di anello – HALO appunto – si scoprirà essere un mezzo necessario per “salvare” le forme di vita della galassia. I nemici per eccellenza, per l’appunto i Covenant, sono un’alleanza aliena di diverse specie con la quale l’umanità prosegue una guerra senza frontiera.
Una bella aggiunta, tanto nell’idea quanto nella realizzazione, è stata relativa alle tre missioni bonus. Queste, che fungono da prequel agli eventi del ritrovamento dell’HALO, vedono Master Chief insieme al sergente Johnson infiltrarsi in una nave Covenant, dove verrà a galla un fatto inquietante. Il design delle missioni non è nulla di particolarmente innovativo, con riproposte di altri elementi prese da titoli più recenti.
Se in HALO: Combat Evolved investiamo ore nei panni di uno dei personaggi più iconici dell’universo videoludico, nel remake HALO: Campaign Evolved ci metteremo dei vestiti molto più recenti e alla moda. Partiamo dall’elemento più evidente di tutti: la grafica. Le rielaborazioni visive sono state sicuramente uno degli sforzi maggiori, portando un titolo del 2002 a livelli pari ad Halo 5 o Halo Infinite. Il livello delle texture risulta di buona fattura e le panoramiche, come in quasi tutti gli HALO, mozzafiato. Da sottolineare un buon lavoro nelle espressioni facciali, sì migliorate – e ci mancherebbe – ma, a volte, artificiose e non calzanti con il dialogo. Un ottimo lavoro è stato fatto sulle armi che, tanto graficamente quanto di feedback, riescono a fornire un’immersione coerente nella scena.
Smussato fortemente anche il gameplay, con l’inserimento della possibilità di scattare e accovacciarsi. Se giocare ad HALO è risultato meno rigido, lo dobbiamo a due fattori principali. Il primo è stato un buon bilanciamento dei nemici anche in modalità eroica, producendo un titolo più user friendly. Il secondo è stato raffinare un gameplay che, per quanto all’epoca potesse essere interessante, oggi risulterebbe molto rigido. Per rendersene conto, basta giocare alla HALO: MasterChief Collection, uscita per Xbox One.
Il comparto musicale rimane sempre ben inserito in tutte le scene, spoilerando, a volte, la presenza o l’arrivo di nemici. Se l’epica colonna sonora di HALO, che ci accompagna ogni volta, continua a subire pochissimi cambiamenti non è casuale: un motivo ci sarà.
Uno dei problemi più grandi che, personalmente, riscontro ogni volta che gioco ad HALO sono i checkpoint. Definirli un incubo sarebbe un eufemismo. Aleatori e spesso senza senso, con un evidente peggioramento nella modalità schermo condiviso. Esempio più evidente – e non troppo rara – è la presenza di due o tre checkpoint consecutivi. Tuttavia, in questo remake la sensazione che ho avuto è stata di un maggiore equilibrio nei salvataggi. Nonostante la modalità eroica, rimasta non tenera come giusto che sia, il salvataggio avveniva in maniera equilibrata. Questo non vuol dire che fosse frequente (sarebbe arbitrario e inutile cercare un confronto numerico) ma che fossero ben cadenzati tra loro, senza ripetizioni consecutive o lunghe assenze.
Tutta la storia l’ho affrontata con la modalità qualità, dopo una breve esperienza con performance. La prova è stata abbastanz soddisfacente. Non rarissimi i cali di frame e, questa però è una mia considerazione soggettiva che potrebbe variare rispetto all’esperienza di altre persone, non è percepibile un’irregolarità costante dei frame fastidiosa tale da avermi fatto pentire della scelta. Tutt’altro, godere di questo remake al massimo della bellezza è stato gradevole e veramente molto piacevole, nonostante – come detto – i non rari lag.
Una piccola osservazione sull’IA va fatta. Se in molti titoli le IA sono abbastanza stupide, in HALO – a difficoltà elevate – riescono ad avere un’aggressività e una parte di intelligenza sfidanti. Non le definirei lo stato dell’arte dell’IA, tuttavia mi sento di dire che i nemici di HALO – tendenzialmente – non sono così poco smart.