Intervista a L.F. Koraline

29 Lug 2026

Con i suoi romanzi, L.F. Koraline ha conquistato migliaia di lettori raccontando storie intense e capaci di lasciare il segno. Attraverso personaggi autentici e legami profondi, i suoi libri affrontano temi come l’amore, la fragilità e la crescita personale, creando un rapporto speciale con chi li legge. Abbiamo avuto il piacere di intervistarla per parlare del suo percorso come autrice, del suo modo di vivere la scrittura e di ciò che si nasconde dietro la nascita delle sue storie. In questa chiacchierata ci racconta il suo processo creativo, il rapporto con i lettori e i progetti che guarda con entusiasmo per il futuro.

Nei tuoi romanzi le emozioni hanno sempre un ruolo centrale: da dove nasce il tuo modo di raccontare l’amore, le fragilità e i legami tra i personaggi?

Credo che il mio modo di raccontare nasca da un’attenta e costante osservazione dell’animo umano. Non ho mai guardato all’amore come a un ideale perfetto o privo di crepe; al contrario, trovo la vera bellezza proprio nelle imperfezioni e nelle fragilità. Raccontare i legami significa per me scavare nelle zone d’ombra, lì dove l’amore diventa cura, riscatto e talvolta anche paura. Scrivo per dare voce a quella parte di noi che spesso cerchiamo di nascondere, ma che in realtà ci rende profondamente umani.

La serie 703 ha conquistato moltissimi lettori: ricordi il momento in cui hai capito che questa storia sarebbe diventata qualcosa di speciale?

Ricordo ancora vividamente quel momento. Non è accaduto mentre tracciavo la trama o quando ho scritto la parola “fine”, ma quando ho iniziato a percepire che la storia stava sfuggendo al mio controllo primario per prendere vita propria. Quando ho visto la reazione delle prime lettrici e lettori, la velocità e la passione con cui si sono immersi in quel mondo facendolo proprio, ho capito che 703 non era più soltanto la mia storia, ma un ponte emotivo condiviso. Lì ho compreso che stavamo vivendo qualcosa di davvero straordinario.

Hai scritto libri molto diversi tra loro per atmosfere e intensità emotiva. C’è un romanzo a cui ti senti più legata personalmente? E perché?

È una domanda complessa, perché ogni libro rappresenta un’istantanea di chi ero mentre lo scrivevo. Tuttavia, se dovessi sceglierne uno, direi Cotton Island – il nostro splendido posto maledetto. Questo romanzo ha preteso molto da me a livello emotivo; mi ha costretta a mettermi a nudo e ad affrontare tematiche che mi stanno particolarmente a cuore. Ho inventato un mondo stando attenta a ogni minimo dettaglio fino a sentirlo reale e vivo. Gli altri libri li ho scritti con la testa e con il cuore, ma in questo ho lasciato un pezzo della mia anima.

I tuoi protagonisti sembrano sempre molto “veri”. Ti ispiri a persone reali, esperienze vissute o lasci che siano i personaggi stessi a guidarti durante la scrittura?

C’è sempre una scintilla di realtà in ciò che scrivo, un dettaglio colto al volo, un frammento di conversazione, uno sguardo rubato. Ma non creo mai personaggi ricalcando persone reali. Preferisco che nascano come fogli bianchi per lasciarmi guidare da loro. Quando la scrittura funziona davvero, sono i personaggi stessi a prendere in mano le redini del racconto, a sorprendermi con le loro scelte e a rifiutare ciò che non appartiene alla loro natura. Io mi limito ad ascoltarli e a trascrivere la loro verità.

Quanto conta la musica, il cinema o l’arte nel tuo processo creativo? Hai rituali particolari quando scrivi?

L’arte in ogni sua forma è la benzina del mio processo creativo. La musica, in particolare, è fondamentale: crea la “colonna sonora” dei miei romanzi. Ogni libro ha la sua playlist dedicata, una sorta di codice emotivo che mi aiuta a sintonizzarmi sulla frequenza giusta prima di iniziare a scrivere. Tra i miei rituali immancabili ci sono il silenzio quasi assoluto prima di partire, una tazza di tisana sempre a portata di mano e la necessità di pensare ai protagonisti della storia che sto scrivendo uh attimo prima di addormentarmi.

Nei tuoi libri i lettori trovano spesso frasi che sentono “proprie”. Che rapporto hai con chi ti scrive dopo aver letto le tue storie?

È uno degli aspetti più intimi e gratificanti di questo mestiere. Leggere i messaggi di chi ritrova una parte di sé tra le mie pagine mi emoziona ogni volta come fosse la prima. Sapere che una frase scaturita dalla mia solitudine al pc è arrivata a confortare o a far sentire compreso qualcuno a chilometri di distanza è un dono inestimabile. Cerco di custodire questi scambi con immensa cura e rispetto. Con i miei lettori c’è un filo invisibile, ma fortissimo, fatto di empatia reciproca.

Molti autori raccontano di avere paura del giudizio. Tu come vivi il confronto continuo con i lettori sui social e durante gli eventi?

L’esposizione al giudizio fa parte del gioco ed è inevitabile provarne un certo timore, specialmente quando si pubblicano storie così cariche di emotività. Tuttavia, ho imparato a scindere la critica costruttiva da quella fine a se stessa. Durante gli eventi dal vivo e sui social, cerco sempre l’autenticità: le lettrici e i lettori percepiscono quando sei sincera. Il confronto diretto non mi spaventa più, piuttosto lo vivo come un’opportunità di crescita e come un modo per dare un volto e un abbraccio a chi sostiene il mio lavoro.

Se dovessi descrivere la tua evoluzione come scrittrice dal tuo primo libro a oggi, quali cambiamenti senti di aver attraversato?

Vedo un percorso fatto di consapevolezza e maturità. Agli esordi c’era un’urgenza narrativa pura, forse un po’ d’istinto e meno struttura. Con il tempo e con l’esperienza, ho imparato a padroneggiare meglio i tempi della storia, a gestire il ritmo, ma soprattutto ad abitare il silenzio dei personaggi, a non aver paura delle pause e dei sottotesti. La passione è rimasta immutata, ma oggi ho maggior fiducia nella mia voce e nel mio metodo di lavoro.

C’è un personaggio, tra tutti quelli che hai creato, che vorresti incontrare davvero nella vita reale? E uno che invece ti somiglia di più?

Vorrei senza alcun dubbio incontrare Sean, uno dei protagonisti più complessi e profondi della serie 703, per potergli parlare guardandolo negli occhi e magari ringraziarlo per la forza che mi ha trasmesso mentre lo raccontavo la sua storia così dura e complicata. Vorrei dirgli che è grazie a lui se oggi sono qui.

Be’ poi vorrei incontrarlo anche per altre ragioni meno nobili, ma di questo magari meglio parlarne un’altra volta. 

Il personaggio che più mi somiglia è invece Beth di White Dragonfly, non tanto per la storia personale, essendo lei una ragazza Amish, quanto per il suo modo di vivere le emozioni, per quella dose di ostinazione mista a vulnerabilità che riconosco profondamente come mia.

Guardando al futuro: ci sono nuove storie, generi o sfide narrative che sogni ancora di esplorare?

La scrittura è un viaggio in continua evoluzione e la curiosità è il mio motore principale. Il genere romance rimarrà sempre la mia casa, il luogo in cui mi sento libera di esprimermi, ma mi affascina l’idea di esplorare sfumature diverse: magari intrecciare le mie trame con elementi di suspense psicologica o misurarmi con ambientazioni storiche differenti. Ci sono ancora molte storie che bussano alla mia porta, e non vedo l’ora di scoprire dove mi porteranno.

Termina qui la nostra chiacchierata con L. F. Koraline, una bella occasione per conoscere più da vicino il percorso di un’autrice che, attraverso le sue storie, è riuscita a creare un legame speciale con i suoi lettori. Tra riflessioni sulla scrittura, curiosità sul processo creativo e un piccolo sguardo ai progetti futuri, siamo riusciti a scoprire qualcosa in più della persona che si cela dietro i suoi romanzi. Ringraziamo di cuore L. F. Koraline per la disponibilità, per il tempo che ci ha dedicato e per la gentilezza con cui ha risposto alle nostre domande. Le auguriamo il meglio per i suoi prossimi progetti e speriamo di ritrovarla presto sulle nostre pagine con nuove storie da raccontare.


Lascia un commento