La saga di Evil Dead ritorna nelle sale italiane con un nuovo capitolo, intitolato EVIL DEAD BURN (per noi: La Casa: il rogo del male). Ancora una volta la saga gode di ottima salute da quando ha visto nuova luce grazie al suo reboot, nel 2013. In redazione lo abbiamo visto in anteprima, e a me spetta il focoso compito di parlarvene. Cominciamo!
Non voglio girarci troppo intorno: il regista Sébastien Vaniček ha confezionato un vero gioiello, che rende onore alla saga originale e che si presenta come una casa degli orrori semovente, in grado di espandere la lore della nuova storyline, e che delizia lo spettatore con un tumulto di scene tremende e al cardiopalma. La trama ruota attorno a un funerale che vede coinvolta in primo piano Alice, il cui marito è morto in un incidente d’auto, ma la sua sofferenza va ben oltre la perdita. Il suo matrimonio, infatti, è stato costellato da abusi e maltrattamenti non solo da suo marito, ma anche dalla famiglia di quest’ultimo, troppo accondiscendente nei confronti dell’uomo e sempre disposta a chiudere un occhio sulle sue malefatte. A peggiorare la situazione, ora, ci sono i demoni. Questi hanno messo gli occhi sulla famiglia del defunto, custode di un segreto che scava molto più in profondità. Ecco che Alice si ritrova ad affrontare un orrore continuo, nel tentativo di fronteggiare la minaccia demoniaca, ma anche e soprattutto per elaborare e, infine, liberarsi di ciò che nel suo matrimonio l’ha distrutta. L’incipit è semplice, eppure evolve in maniera spontanea, efficace. Ogni prova di Alice lavora sempre su due piani di lettura: quello della sopravvivenza e quello della liberazione del trauma. A condire il tutto, un insieme di personaggi coerenti e ben integrati nella struttura narrativa, ciascuno con qualcosa da dire e col proprio momento sotto i riflettori. Come da prassi per la saga, non mancano momenti tipici alla Sam Raimi, dove imbarazzo ed ilarità si mescolano a un orrore sempre esagerato, anche se con questo capitolo è necessario precisare che non si abbia mai la sensazione del troppo che stroppia.
Per quanto concerne l’aspetto registico del film, Vaniček è maniacale, e cuce la macchina da presa sui corpi degli indemoniati. Le sequenze che riguardano le colluttazioni sono le migliori: la telecamera si muove mentre il posseduto trascina via la vittima, creando giochi registici esaltanti e che tengono incollati allo schermo. Per non parlare di qualche piano sequenza, addirittura, ben orchestrato e convincente, anche se non eccessivo. Menzione particolare va fatta al montaggio, che riflette l’anima del film: affettato, continuo, claustrofobico. Proseguendo, il make up dei posseduti e sempre eccelso, come anche il reparto dei VFX. Non mancano litri su litri di sangue che calano dall’alto, come anche scene piuttosto cruente sempre curate da un aspetto visivo sincero e attento. La colonna sonora del film è forse l’aspetto che convince meno, a tratti poco ispirata, a tratti per nulla memorabile; in suo soccorso, un sound design degno di nota che obbliga la visione in sala piuttosto che da casa, per quando sarà il momento dello streaming. Non c’è molto altro da aggiungere, La Casa: il rogo del male è un film horror che mette d’accordo tutti, divertente e spassionato, e che non aspetta altro che essere visto.