Mortal Kombat II di Simon McQuoid con Karl Urban come Johnny Cage riporta sul grande schermo una delle saghe più iconiche nel genere picchiaduro. Il sequel del film, distribuito da Warner Bros., del 2021 introduce finalmente Johnny Cage, anticipato nella parte finale del precedente capitolo. Cinque anni dopo, McQuoid cerca di descrivere la storia videoludica attingendo fino al quarto capitolo della saga.
Il titolo introduce la disfatta del Regno di Edenia per mano dell’imperatore dell’Outworld, Shao Kahn, Martyn Ford, dalla quale emerge il personaggio di Kitana, Adeline Rudolph. La figlia dello sconfitto re di Edenia, adottata dall’imperatore, diverrà un elemento chiave del Regno della Terra. I combattenti radunati per la Terra, ognuno con il suo motivo, insieme al dio del tuono Raiden, Tadanobu Asano, affronteranno sfide dentro e fuori dal “ring”. Tra combattimenti ufficiali e scontri privi di qualsiasi regola divina, il film costruisce la crescita di Johnny Cage, spesso trascinata più dall’istinto e dall’arroganza che da un reale senso eroico. Johnny Cage, introdotto nel suo momento hollywoodiano di decadenza totale, verrà scelto dagli dèi Antichi come uno dei difensori del pianeta.
Riuscendo a mantenere una coerenza tra i personaggi videoludici e quelli cinematografici, il lungometraggio descrive l’arco narrativo in modo coerente a quella che è la storia originale. Il film amplia l’universo del videogioco, creando un mix interessante tra fedeltà al materiale originale e scelte autoriali. Il connubio tra scelte autoriali e di coerenza all’origine tramuta il contesto cinematografico in una ricerca cooperativa tra comico e drammatico. Questa cooperazione non sempre riesce, tuttavia la profondità drammatica infusa dal grande Hiroyuki Sanada, nei panni di Scorpion, si confronta con la leggerezza ricercata che Karl Urban riesce a dare a Johnny Cage. Purtroppo, ulteriori stratificazioni dei personaggi non saltano all’occhio sottolineando, forse, la natura più combattiva del titolo.
Coerentemente con il focus della pellicola, il combattimento dovrebbe essere sviluppato in modo perfetto o quasi. Dovrebbe. Il combattimento, per quanto di karatiana natura, non risultano sempre fluide o credibili. Sono evidenti, infatti, spesso mancanze di naturalezza nei movimenti, soprattutto in quelle scene che sono più elaborate. In alcuni casi, parliamo di scene non sempre ben realizzate che, tuttavia, si accostano ad altri combattimenti degni di essere chiamati così. In questo contesto, interessanti e ben realizzate – soprattutto rispetto al prequel – sono le fatality, brutali, creative e fedeli allo spirito del videogioco.