Return to Silent Hill è un film che sembra realizzato da qualcuno che ha giocato a Silent Hill 2, ma che non ne ha compreso fino in fondo il significato. Un adattamento visivamente fedele e curato, che però fatica a cogliere l’anima psicologica e narrativa dell’opera originale. La saga torna al cinema con questo nuovo capitolo e lo fa partendo dal presupposto che sarebbe stato un adattamento fedele ad uno dei videogiochi più amati (Silent Hill 2), ma alla fine risultando raffazzonato e incompleto. Ma perché il risultato appare così raffazzonato? Partiamo dall’inizio.
Il film inizia con il nostro protagonista James Sunderland (Jeremy Irvine), un giovane pittore che sfreccia tra i tornanti di un passo di montagna con la sua Mustang portandosi dietro le sue tele. Accecato dai fari di un camion perde il controllo del suo mezzo rischiando di investire Mary (Hannah Emily Anderson): una giovane donna di cui si innamora all’istante. I due dopo essersi conosciuti decidono di trasferirsi a Silent Hill, una pacifica cittadina americana situata sulle rive di un lago in mezzo alle montagne. Andando avanti negli anni James rimane solo, alcolizzato e lontano da Silent Hill. Un giorno riceve però una lettera impossibile, apparentemente scritta da lei, che lo invita a raggiungerla a Silent Hill, la città dove avevano vissuto momenti felici insieme. Spinto dalla speranza e dal senso di colpa, James torna nella cittadina, ormai avvolta da una nebbia costante e popolata da creature mostruose e figure umane disturbanti. Durante il suo viaggio incontra altri personaggi enigmatici, ognuno legato a Silent Hill per motivi personali e traumatici.
COSA FUNZIONA
James Sunderland e l’horror psicologico:
È un tuffo nella psiche di James Sunderland, una discesa psicologica nella follia portata all’estremo. All’inizio è un uomo depresso che non ha nulla per cui vivere, poi diventa un pazzo con nient’altro che determinazione e illusioni nel trovare l’amore della sua vita. Il film ti mette nei suoi panni e lo fa bene.
Un’atmosfera e un tono fedele alla saga:
Il film è cupo, da incubo, pieno di marciume e decadimento. Ti immerge in questo mondo trascinandoti in una copia quasi identica di ciò che ha reso affascinante l’atmosfera del gioco. Il sound design e la cinematografia ti fanno davvero calare nei panni di James Sunderland mentre attraversa la nebbia. L’Altro Mondo è davvero un mondo in cui non esiste altro che le tue paure: è da incubo, infernale e brulicante di mostri terrificanti. Mantiene quella sensazione fino alla fine e, onestamente, questo è uno dei punti forti del film. Il film ha pochi momenti di paura improvvisa con qualche jumpscare, ma ti coinvolge davvero con il silenzio e il disagio piuttosto che con i momenti di horror da brivido. Il sound design e la fotografia contribuiscono a creare quella sensazione minacciosa e, per un progetto come Silent Hill, questo è uno degli aspetti più importanti.
COSA NON FUNZIONA
La struttura narrativa:
Gans ha cercato di rendere questo film un seguito diretto del primo Silent Hill cinematografico, quando nel videogioco Silent Hill 2 la storia era completamente autoconclusiva. Così facendo, ha finito per ignorare gran parte della trama originale, introducendo cambiamenti che sembrano esistere unicamente per accorciare e condensare la narrazione, finendo per snaturare una storia che funzionava già alla perfezione. La struttura risulta appunto strana e il film scorre troppo veloce. Ti vengono mostrate varie scene chiave durante il film per aiutarti a capire la storia, ma procede così velocemente che fornisce già le risposte un po’ troppo presto, senza lasciarti il tempo di assaporare appieno la storia. Si basa sul mistero, sì, ti fa riflettere, ma la sua breve durata non ti dà il tempo di assorbirlo completamente. Il ritmo veloce del film è davvero il suo punto debole, avrebbe potuto essere migliore se ci avesse permesso di immergerci e lasciarci trasportare dalla storia e dall’atmosfera, ma invece no, viene tagliato corto per passare dal punto A al punto B.
Personaggi secondari poco approfonditi: Maria, Angela, Laura ed Eddie:
Il ritorno nella città solitaria e infelice avvolta dalla nebbia è un viaggio pieno di mistero, tra i mostri e i personaggi enigmatici che si incontrano lungo il percorso. Ma il mistero e la complessità di questi personaggi che conosciamo dal videogioco si sono persi nella nebbia e nel film hanno una visione molto più semplice e una caratterizzazione spogliata delle loro controparti originali.
– Maria. Un’altra “anima” perduta a Silent Hill che accompagna James nella sua odissea alla ricerca del suo amore perduto, ma in realtà è una personificazione delle tentazioni e dell’egoismo di James. Beh, nei giochi era così, ed era un aspetto molto sentito e importante, ma qui sembra che Gans se ne sia dimenticato. Il suo mistero e i suoi toni inquietanti sono stati spazzati via insieme alla loro integrità emotiva a causa dell’obiettivo lineare del film, trasformando quello che avrebbe potuto essere uno dei momenti salienti del film in scene che alla fine vanno nella direzione opposta a ciò che li rendeva grandi.
– Eddie. Eddie è una persona diversa, non è più il perdente immaturo del gioco, ma piuttosto un “residente” di Silent Hill. Non è un uomo arrogante e irascibile (anche se ha conservato alcune di queste caratteristiche), ma un personaggio che serve solo a fornire qualche informazione e che, dopo la sua breve comparsa, ti sei già dimenticato della sua esistenza.
– Laura, d’altra parte, ha ovviamente perso il suo ruolo chiave che aveva nel gioco ed è diventata un semplice strumento narrativo che spinge James verso la follia.
– Angela, invece, si trova nella situazione di “voglio rimanere fedele al personaggio, ma alla fine non posso farlo a causa dei cambiamenti nella trama”; certo, il suo personaggio è ancora il medesimo del film, ma gran parte di ciò che avrebbe potuto renderla grande è stato eliminato.
La mancanza di musica:
Questo è l’aspetto che mi ha deluso di più. Anche se Akira stesso (compositore giapponese, noto per essere l’autore della colonna sonora della serie videoludica horror Silent Hill) ha composto nuova musica per questo film, non si percepisce affatto. Solo una piccola parte della colonna sonora originale è stata inserita nella pellicola. Quell’elemento che la musica aggiungeva ai giochi non è presente, ci sono scene in cui, se si sostituisse o si inserisse uno dei brani originali, l’impatto sarebbe molto più evidente. Purtroppo, però, la colonna sonora non è niente di eccezionale. In un’opera come Silent Hill, la musica non è un semplice accompagnamento, ma parte integrante della narrazione. La sua assenza pesa più di quanto il film sembri rendersi conto.