A distanza di oltre vent’anni dal debutto su PlayStation 2, e dopo la parentesi dell’edizione per Nintendo Wii, il capolavoro di Koei Tecmo torna a tormentare i giocatori. Fatal Frame II: Crimson Butterfly Remake non è solo un’operazione nostalgia: è la dimostrazione che l’horror psicologico giapponese, se trattato con il rispetto che merita, non ha rivali per intensità e atmosfera. Al centro di tutto restano le due protagoniste Mio e Mayu Amakura, due gemelle che si perdono in un bosco seguendo una misteriosa farfalla cremisi. Cercando di capirne di più, le due arrivano nel “Villaggio Perduto” di Minakami: un luogo cancellato dalle mappe e condannato a un’oscurità perenne a causa di un rituale esoterico andato terribilmente storto.
La narrazione beneficia di nuove cutscene che approfondiscono il passato del villaggio e il tormento dei suoi abitanti. La sensazione di inevitabilità e la malinconia che permeano il rapporto tra le sorelle sono più tangibili che mai, grazie ad un motion capture che rende giustizia alle espressioni di puro terrore e tristezza di Mayu. E’ stata introdotta anche una meccanica di gameplay nuova che permette di tenere per mano Mayu, trasmettendo ai giocatori un’angoscia sottile che pulsa direttamente tra le loro mani, dove il controller sembra farsi carico del terrore della ragazza attraverso un battito cardiaco irregolare e insistente. È un horror che vive nei minimi dettagli, come nelle sequenze in cui Mio allunga la mano verso un oggetto: la regia rallenta, quasi a voler sottolineare l’esposizione al pericolo, alimentando la costante paranoia che dal buio possa scaturire una stretta gelida a spezzare il silenzio. Oppure aprendo una semplice porta, la telecamera si avvicina lentamente e spesso capita che dall’altra parte ci sia un nemico pronto ad attaccarci.
Nonostante sia un remake, il combattimento della fotocamera è stato rielaborato con l’intento di renderlo più teso e impegnativo. Difatti la “Camera Obscura” sarà la nostra arma per cercare di difenderci dai numerosi nemici fotografandoli. Si usa la macchina fotografica e vari tipi di pellicole per esorcizzare i fantasmi e ovviamente ogni pellicola ha i suoi punti di forza: alcune sono più lente a caricarsi ma infliggono più danni, altre sono più veloci ma infliggono meno danno. Ogni scatto che si fa con la fotocamera fa guadagnare punti e valuta anche la composizione, inclusi quanto si vede il fantasma, il filtro che si usa, il giusto livello di zoom, e così via. Non è facile come sembra catturare l’immagine di un fantasma, perché avanzando nel gioco molti si vendicheranno lanciandoci contro oggetti nel tentativo di prosciugare la nostra “Forza di Volontà” ovvero la stamina: serve per correre e schivare, ma alimenta anche i perk della fotocamera. Se la barra si svuota, Mio resta vulnerabile: un attacco nemico la scaraventa al suolo, attivando la classica sequenza di “afferramento” della serie. Per liberarsi da questa stretta, il giocatore deve reagire prontamente scattando un ‘close-up’ del volto del fantasma, trasformando un momento di difesa in una prova di riflessi. Questa meccanica però a causa di un bilanciamento approssimativo è molto frustrante per via di attacchi nemici che drenano l’intera stamina in un colpo solo. Il senso di ingiustizia aumenta con gli agguati dietro le porte, che lasciano il giocatore svuotato di energie prima ancora che la battaglia inizi. È un modo arbitrario e poco raffinato di rendere i fantasmi pericolosi, che finisce purtroppo per sporcare un sistema di combattimento che avrebbe potuto brillare per profondità.
Anche il movimento dei personaggi è stato modernizzato: i comandi legnosi sono spariti, sostituiti da movimenti analogici fluidi, e lo sprint è veloce e reattivo. Gli angoli della telecamera sono più controllati dal giocatore, riducendo la disorientazione che a volte accompagna le prospettive fisse. Nonostante questi miglioramenti, il gioco mantiene un senso di vulnerabilità che l’originale aveva anni fa. Il villaggio di Minakami ora è più inquietante grazie alla grafica migliorata e al design sonoro eccezionale. Il ritmo lento e deliberato potrebbe non piacere a chi preferisce un approccio più frenetico e ricco di azione e sebbene il combattimento sia migliore, può diventare monotono col tempo. Ci sono anche tantissimi nuovi appunti da scoprire, e il villaggio appare più realistico con una trama reale piena di dolore. Sono state aggiunte diverse nuove storie secondarie per aumentare la longevità di questo Fatal Frame II: Crimson Butterfly Remake portandola a più di 20 ore se si vuole completare tutto per bene. Alcune aree sono persino ridisegnate per migliorarne il ritmo e per rafforzare positivamente il motivo per cui questo remake funziona. Ci sono finali multipli e uno completamente nuovo che probabilmente non offenderà i fan, dato che non si discosta troppo narrativamente dall’originale. Una volta terminata la prima partita si sbloccherà il New Game + oltre ad una selezione di capitoli rigiocabili. Tecnicamente la versione PC del gioco è per lo più buona e, visivamente, è senza dubbio la migliore della serie. Il gioco gira decentemente con un framerate bloccato a 60 fps, cosa diversa invece su console dove il frame è bloccato a 30, per ora.
