Cosa abbiamo giocato a marzo 26

3 Mag 2026

Il mese della fioritura, con la primavera che arriva e le allergie invadenti, segna Cosa abbiamo giocato a marzo 26, in cui abbiamo provato diversi titoli. Ne riportiamo due in rappresentanza. Stiamo parlando di: Indika su Game Pass; SuperMario Wonder su Nintendo Switch 2. Non vi scrivo di tutti per non ammorbarvi eccessivamente con troppi titoli nel poco tempo a disposizione. Buona lettura nella vostra fase espletativa quotidiana.

Questo mese non vede coinvolta la console di casa Sony, non per cattiveria ma per personale voglia di provare dei titoli presenti sul servizio Xbox. Cosa abbiamo giocato a marzo 26 inizia con Indika, un titolo che definirei particolare nel suo genere ma che non riesce a lasciare il segno come vorrebbe. Nonostante sia molto interessante il mix di stili utilizzati nelle varie fasi di gioco, il titolo non riesce a trasmettere la profondità a cui aspira. Parliamo, infatti, di un’alternanza tra parti relative al passato di Indika – elaborate in 16 bit – e altre nel presente – con un walking simulator alla Hellblade – aspirando a un’immersione narrativa giocato su tanti contrasti.

La trama vede una ragazza, Indika per l’appunto, affrontare i suoi dubbi e la sua fede per tutto l’arco narrativo. La breve odissea videoludica – il titolo dura appena 6 ore – si contrappone alla grande odissea passata della protagonista. Viaggeremo dal monastero di origine fino alla meta finale a fianco di un compagno inaspettato alla ricerca di un miracolo per guarire. La pacatezza religiosa della suora procede parallelamente con la non costante ”punzecchiatura” del nemico numero uno in campo religioso: Satana. Fin qui bene, il titolo direi che funziona e il tormento di Indika viene ben riportato sullo schermo. Tuttavia, la MacGyver in veste cristiana, deve affrontare diversi dialoghi con il compagno che smuoveranno il suo essere più profondo.

Il titolo, che è tutto tranne che un classico horror, sembra voler spaventare il giocatore più con l’ambientazione e il rapporto con Satana che con scene horrorifiche. Queste sono le scelte degli sviluppatori e, se possono non piacere, sono sicuramente espressione di coraggio e voglia di esprimersi artisticamente. Il videogioco, infatti, è un’espressione di nicchia non troppo indirizzata, anche giustamente, al mainstream.

A questi elementi, tendenzialmente positivi, però si accostano anche delle osservazioni che non mi hanno propriamente convinto: gameplay e game design. Il gameplay è noioso. Se si pensa che Hellblade sia un walking simulator allora Indika è un emblema dei walking simulator dove si possono solo risolvere enigmi ambientali. La velocità di camminata cerca un certo realismo che però, nel contesto del titolo, risulta solo un elemento di pesantezza eccessiva. Ciò è coerente con i costanti richiami ai 16 bit; infatti, abbiamo a che fare con tre o quattro comandi al massimo, un po’ come i giochi del passato. Inoltre, i puzzle ambientali – l’unico elemento di gioco e di sfida presente nel presente di Indika – sono veramente molto banali.

Insomma, un titolo che artisticamente è molto interessante ma che si perde quando l’arte deve fondersi con lo sviluppo di un titolo videoludico. È più rivolto a chi vuole fare una lettura di un certo peso che a chi vuole leggere qualcosa di più movimentato o divertente.

Il secondo titolo riportato oggi su Cosa abbiamo giocato è figlio della grande N, uno dei titoli più interessanti e pazzi sulla console giapponese. Super Mario Wonder per Nintendo Switch 2 è un capolavoro di pazzia, degno della qualità dei migliori Mario, che mi ha regalato divertimento e stupore. Ogni livello ha un design divertente e appagante, con delle trovate geniali e azzeccate. La dinamica dei semi da prendere in ogni livello con lo scopo di sconfiggere Bowser, accompagnata a una colonna sonora perfetta, è costruita in modo totalmente soddisfacente.

Cercare di salvare il Regno dei Fiori dal cattivo numero uno delle saghe di nintendiana origine è l’obiettivo principale dei nostri eroi. Proprio questo plurale è uno degli elementi divertenti del titolo, in quanto è possibile scegliere tra tutti gli eroi di SuperMario. D’altronde non avremmo la principessa Peach che salva se stessa, quindi non ci ritroveremmo in una situazione forzata. Tutt’altro, la possibilità di scegliere tra tanti personaggi (Luigi il mio top) permette di godersi – narrativamente parlando – anche partite in multiplayer. L’avventura con Super Mario è stata divertentissima e piacevole e la portabilità della NS2 (non sempre super comoda) mi ha permesso di fare lunghe sessioni videoludico-fisiologiche.


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