Cosa abbiamo giocato a dicembre

14 Gen 2026

Cosa abbiamo giocato a dicembre

Mese nuovo, articolo mensile nuovo e vecchio titolo da recuperare, recuperato. In Cosa abbiamo giocato a dicembre, l’ultima pubblicazione della rubrica del 2025 nel mese di regali, ferie, dolci e picchi glicemici, mi sono sfogato recuperando The Legend of Zelda: Breath of the Wild su Nintendo Switch 2. Un titolo che, dopo tanto tempo, mi ha fatto capire il potenziale espresso dall’universo divisorio di Nintendo. Avrei voluto portare anche un altro titolo, Phasmophobia, un horror psicologico che punta molto sull’ansia. Titoli opposti tra loro, che mi hanno suscitato emozioni completamente diverse. Tuttavia, per non appesantire troppo la lettura, ho deciso di concentrarmi su un solo titolo.

Iniziamo con un titolo che, se non avete mai provato, forse, è il caso di recuperarlo. The Legend of Zelda: Breath of the Wild, non ha bisogno di presentazioni. Se non avete una console Nintendo, compratela o fatevela prestare (anche la prima Switch basta per goderselo alla grande). Premetto che il mondo Nintendo mi ha sempre lasciato molto diffidente, in quanto a tipologie di titoli che spesso non rispecchiano – forse dovrei dire rispecchiavano – i miei gusti. Questa introduzione serve solo per dare, in maniera cesariana, una maggiore valenza al gioco che ha avuto la capacità di far innamorare un diffidente nintendiano grazie ad una delle sue perle. È sempre bello potersi ricredere – uno dei pilastri di Cosa abbiamo giocato – e capire che le emozioni si costruiscono anche con strutture poligonali non sempre raffinate.

Ciò che colpisce, più di tutto, è quel desiderio di scoperta che riescono ad instillare in un mondo tutt’altro che fotorealistico. In un mercato in cui gli Open World ormai sono la tipologia che va per la maggiore, con BOTW ho capito come idee del 2017 possano risultare ancora fresche e meglio concepite di tanti titoli più recenti. Non hanno bisogno del graficone. Non certo perché Nintendo riuscirebbe a vendere anche la sabbia nel deserto, ma perché – almeno con The Legend of Zelda: BOTW – la trama narrativa è strutturata solidamente.

Un Link che deve riscoprire sé stesso cercando di capire dove sono state immortalate determinate foto nel mondo di gioco. Quindi, è richiesto di capire le angolazioni, l’ambiente circostante per trovare quei benedetti punti che avrebbero sbloccato la nostra memoria. Interazione tra elementi della natura che mi sorprendevano, anche dopo svariate ore di gioco. Insomma, un matrimonio bellissimo tra trama, deduzioni, interpretazioni e ambiente che ha funzionato per tutta l’esperienza di gioco. Costringermi a cercare l’ultima foto nel castello, dopo girato mezza mappa, è stata tosta ma, al contempo, gaudio immenso.

La ricerca della verità e della libertà permette di godere di panorami diversi e personaggi diversificati. Tuttavia, vienencondita con dialoghi che continuano a non farmi esaltare. Insomma, un viaggio emozionante che richiede tante ore di gioco. Un’avventura che non ti fa nemmeno accorgere di quanto tempo passi davanti alla console. Riesce, con molta semplicità, a farci emozionare, scoprire e anche rosicare.

Scoprire la relazione che lega Link a Zelda o l’amicizia, a volte anche un pizzico di più, tra lo stesso Link e i campioni dei quattro colossi fortifica questo senso di appartenenza all’arco narrativo. Le diverse popolazioni che vivono in questo mondo, alle quali appartengono i vari eroi, compreso il nostro protagonista, rendono il mondo vario.

Ovviamente, anche questo titolo ha i suoi lati negativi, tra cui la quasi totale assenza dei dialoghi. Per carità, una politica frequente per Nintendo, tuttavia è un elemento molto importante, la cui assenza ci allontana dal pathos delle scene. Tra gli aspetti non proprio positivi, abbiamo anche la scriptatura – nemmeno troppo approfondita – delle interazioni con gli NPC. Tendenzialmente poco intelligenti, sia quelli con cui dialogare semplicemente che quelli con cui scontrarsi. Questi ultimi, divertenti sì e anche molto interessanti, hanno spesso (non sempre) il loro path riconoscibile e facilmente aggirabile. In questo modo è possibile affrontare facilmente tanti nemici, uscendo spesso vincitori.

La difficoltà non è elevata, ma l’equilibrio tra libertà, ritmo e durata rende Breath of the Wild un titolo che invita naturalmente a essere rigiocato, anche solo per il piacere di perdersi di nuovo nel suo mondo.


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